La decisione del tribunale del Riesame, che ha riammesso in servizio il maggiore dei carabinieri, Gianpaolo Scafarto, rappresenta una “palese violazione del diritto penale, delle regole processuali che governano la prova indiziaria, di travisamento dell’ipotesi di accuse e dei fatti posti a suo fondamento”. Lo scrive la Procura di Roma nel provvedimento con cui ha impugnato in Cassazione l’ordinanza che revoca la sospensione dal servizio per un anno dell’ex capitano del Noe coinvolto nel caso Consip.

Per il procuratore capo Giuseppe Pignatone e per i pm Paolo Ielo e Mario Palazzi “l’impugnata ordinanza del Riesame, che trasforma orrori di sicuro rilievo penale in errori, qualificati con evidente ridondanza linguistica ‘involontarì”, è un provvedimento “che si contrappone alle regole del diritto sostanziale e processuale, della logica e del buonsenso”. Scafarto è indagato dalla Procura di Roma per falso, depistaggio e rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo il Riesame l’ufficiale non avrebbe volontariamente falsificato atti, ma semplicemente commesso degli errori. Inoltre per i giudici su Tiziano Renzi c’erano “elementi consistenti”.

Il militare era stato raggiunto dal provvedimento il 25 gennaio scorso su disposizione del gip che lo sospendeva dal servizio per il periodo un anno. I difensori, Giovanni Annunziata e Attilio Soriano, avevano presentato istanza al tribunale del Riesame. Il gip aveva già sospeso Scafarto a dicembre ma la misura era stata poi annullata per un vizio di procedura. Secondo l’ipotesi accusatoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi, Scafarto deve essere sospeso perché nel corso delle indagini avrebbe provato a cancellare prove utili agli inquirenti manipolando il cellulare del vicecomandante del Noe Alessandro Sessa (che si è autosospeso) per eliminarle dal suo whatsapp. In chat venivano scambiate, secondo la Procura, informazioni sull’inchiesta e il tutto sarebbe avvenuto quando Scafarto era già indagato e il suo telefonino era già stato sequestrato dagli inquirenti nel corso del primo interrogatorio.