Invece di preoccuparsi delle opzioni per il futuro governo, il Pd farebbe meglio a pensare qualcosa di sinistra per affrontare le sfide del futuro. Per Enrico Giovannini, fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile, il partito italiano, e non solo, dovrebbe riflettere sulle strategie future e gli obiettivi da realizzare per venire incontro alle necessità dei cittadini. “E’ molto importante che il centrosinistra europeo ripensi a un nuovo modo di vedere un futuro che sarà decisamente molto più incerto rispetto a quello che abbiamo vissuto nel passato”, spiega l’ex numero uno dell’Istat, con alle spalle un passato da ministro del Lavoro e delle politiche sociali. “Credo che tutti i Paesi europei mostrino come le diverse incarnazioni del centro sinistra siano di fronte a una crisi profonda e la necessità di rilanciare se stesso attraverso nuove parole d’ordine – spiega Giovannini -. Nel mio ultimo libro, L’utopia sostenibile, utilizzando l’elaborazione dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile provo a mostrare come questo sarebbe possibile”.


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Ma in quale modo? Bisogna “immaginare politiche, economiche sociale e ambientali che vengono costruite intorno a 5 elementi – spiega – . Certamente la trasformazione, ma anche la protezione, la preparazione, la prevenzione e la prevenzione rispetto ai grandi problemi che abbiamo di fronte. Ecco su questo io credo che sia necessario il contributo di tutte le forze politiche ma credo anche che il centro sinistra possa ritrovare una nuova mission, delle nuove parole d’ordine, una nuova visione, perché c’è indubbiamente bisogno del contributo della socialdemocrazia europea alla soluzione dei problemi”. Detta in altri termini, la questione “è molto più profonda delle scelte di governo”.

Intanto, la speranza è che già il prossimo esecutivo, di qualunque colore esso sia, possa impegnarsi su tre punti ritenuti fondamentali dall’Alleanza italiana dello sviluppo sostenibile. “Abbiamo chiesto a tutte le forze politiche di impegnarsi su cose che possono sembrare non istantanee, ma sono importanti – precisa Giovannini – Primo l’introduzione in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile che vuol dire equità internazionale, giustizia intergenerazionale. E questo può aiutare anche ad affrontare in modo diverso la povertà ma anche lo sviluppo, ma anche la tutela dell’ambiente e i diritti di tutti”.

In secondo luogo Giovannini auspica la nascita a Palazzo Chigi una vera cabina di regia per la realizzazione di investimenti pubblici destinati allo sviluppo sostenibile. “Abbiamo bisogno di fare una vera e propria transizione della nostra economia verso un sistema più sostenibile, l’ha fatto la Francia con la creazione del ministero per la transizione ecologica inclusiva, non si vede perché l’Italia non debba andare in questa direzione per cui abbiamo proposto che il comitato interministeriale per la programmazione economica diventi comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, per cambiare i principi con cui si fanno gli investimenti”, aggiunge Giovannini che ritiene anche fondamentale l’“innovazione a tutti i livelli”. Per l’ex ministro c’è infatti bisogno di innovazione “tecnologica ma anche sociale”, che è “la precondizione per realizzare le altre trasformazioni, una vera tutela delle persone in povertà che costruisca resilienza: quindi formazione continua, politiche attive del lavoro, preparazione ai futuri shock che arriveranno proprio per far sì che l’Italia di fronte a questi possibili choc possa reagire rapidamente e non entrare in un’altra lunga crisi come quella che abbiamo vissuto negli anni scorsi”.

Non resta che chiedersi cosa potrà davvero fare, ad esempio, un eventuale esecutivo M5S-Lega. “Ci sono punti in comune ma anche molte divergenze tra Lega e 5Stelle – prosegue Giovannini -. Come il presidente Mattarella sembra aver indicato chiaramente, è fondamentale il posizionamento forte dell’Italia all’interno delle alleanze, ma anche all’interno dell’Ue facendo delle proposte per migliorare l’Unione europea. Cose come uscire dall’euro o ridiscutere tutti i patti finora stipulati con i partner europei non avrebbero senso. Piuttosto è il momento di un’Italia forte che si siede al tavolo con Francia, Germania e gli altri Paesi per programmare il prossimo ciclo di investimenti, le strategie a medio termine e anche un’ Europa più sociale secondo il cosiddetto pilastro sociale che è stato concordato dai governi qualche mese fa”.

Per l’ex ministro è poi indubbio che bisogna andare verso “un’Europa che rispetti fino in fondo l’articolo 3 del Trattato per il quale sono fiero di essere europeo, perché contiene tantissime idee straordinarie e quindi non lasci solo nessuno di fronte a un’eventuale crisi. Quindi solidarietà, ma anche fermezza negli impegni per assicurare la sostenibilità anche del debito pubblico in tutti i paesi europei”. Il reddito di cittadinanza potrebbe quindi essere un buon punto da cui partire per una maggiore equità sociale? “La proposta formulata dal Movimento 5 Stelle è molto simile al reddito di inclusione che a sua volta è molto simile al sostegno per l’inclusione attiva che avviai io quando ero ministro – conclude Giovannini -. Vuol dire non solo un reddito ma anche e soprattutto servizi educativi formativi anche per i figli minori. Abbiamo più di 1 milione di minori in povertà assoluta. Credo che sia ormai un’opinione comune che non bisogna lasciare sole le persone che in qualche modo cadono nella trappola della povertà. E la povertà non è solo mancanza di reddito. Quindi su quello credo che si possa facilmente trovare un accordo tra tutte le forze politiche ed è quello che auspico”.