Il suo intervento ha raccolto gli applausi di Luigi Di Maio e del suo ministro della Giustizia in pectore, Alfonso Bonafede. Ma le parole del pm Antonino Di Matteo hanno anche scatenato la polemica. Persino a 48 ore di distanza. Non poteva essere altrimenti visto che il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia ha citato per la prima volta la sentenza definitiva su Marcello Dell’Utri a un evento organizzato da un partito politico. “È stato stipulato un patto con Cosa nostra, intermediato da Marcello dell’Utri, che è stato mantenuto dal 1974 fino al 1992 dall’allora imprenditore Silvio Berlusconi”, uno dei passaggi principali del discorso di Di Matteo. Che secondo Nicola Morra è stato snobbato dalla grande stampa.

“In un altro paese l’intervento di ieri ad Ivrea di un magistrato da sempre in prima linea contro la mafia come Nino Di Matteo avrebbe avuto titoloni sui giornali, l’apertura dei Tg, commenti e polemiche infiniti. In un altro paese… ma siamo in Italia, e dunque la serie A, la Ferrari, le foto di chi partecipa ad una grigliata…”, scrive su facebook il senatore pentastellato alludendo probabilmente alla fonto postata da Di Maio sui social che immortala il leader pentastellato assieme a Beppe Grillo e a Davide Casaleggio durante la grigliata che si è tenuta ieri nella casa del fondatore di Rousseau nei pressi di Ivrea.

Di ben altro tenore, invece, l’attacco di Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama e ora deputato di Forza Italia. “Ho ascoltato con attenzione i trenta minuti del comizio del pubblico ministero Nino Di Matteo davanti alla platea dei 5 stelle, che lo vorrebbe ministro della Giustizia, a Ivrea. Si tratta di un monologo sconvolgente, che avrebbe dovuto già provocare una sollevazione in tutti coloro che hanno a cuore lo stato di diritto in Italia. E invece tacciono i titolari dell’azione disciplinare, tace il Consiglio superiore della magistratura e ovviamente tace l’Associazione nazionale magistrati. E se è vero che chi tace acconsente, allora siamo davvero a una sottovalutata e pericolosissima vigilia di un periodo del terrore ove mai i 5 stelle dovessero avere la responsabilità di governare il Paese”, dice il parlamentare berlusconiano.

Il quale poi contesta punto per punto le proposte del pm su come riformare la giustizia in Italia. “Le parole del magistrato – dice Mulè – con l’indicazione dei provvedimenti da adottare in materia di giustizia, con i massimi dirigenti del Movimento a spellarsi le mani in segno di approvazione, sono infatti l’anticamera della morte delle garanzie in Italia. Tra le perle del programma sulla giustizia consegnato da Di Matteo agli adoranti pentastellati c’è infatti l’affievolimento del rito accusatorio nel nostro processo che significherebbe il ritorno al sistema inquisitorio con annessa mortificazione dei diritti della difesa, l’estensione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, l’allargamento all’infinito dei termini di prescrizione che è la condanna alla morte civile degli indagati, l’estensione delle misure di prevenzione patrimoniali durante le indagini preliminari e dunque in assenza di qualsiasi condanna”. Ma le critiche di Mulè non sono solo di tipo politico. All’ex direttore di Panorama non è piaciuto che il pm abbia citato i passaggi della sentenza Dell’Utri.  “A Di Matteo – continua –  che in spregio a qualsiasi valore di terzietà che dovrebbe stare in capo a un magistrato sventola sentenze di Cassazione come fossero verità divine per attaccare Silvio Berlusconi, è appena il caso di ricordare che non sono affatto rari i casi di macroscopici errori commessi dalla Cassazione: lui ne è diretto testimone avendo partecipato e avallato l’inchiesta che portò alla condanna definitiva in Cassazione all’ergastolo di nove innocenti per la strage di via D’Amelio. Sia chiaro: ad essere in pericolo non è il garantismo, ma le stesse radici della convivenza civile”.

Il riferimento è alle sentenze del processo Borsellino bis, emesse proprio dai giudici nisseni sulla base delle accuse del falso pentito Vincenzo Scarantino sulla strage del 19 luglio 1992, poi cancellate dopo il pentimento di Gaspare Spatuzza. Ed è proprio su questo punto che replica Di Matteo, spesso attaccato per il suo passato da pm a Caltanissetta negli anni ’90 . “Ciascuno – dice il magistrato – è libero di criticare il contenuto delle mie riflessioni, ma dovrebbe avere l’onestà intellettuale di non utilizzare, nel tentativo di screditare il mio lavoro di magistrato, dati che non corrispondono a quelli reali.  Nell’unico processo per l’attentato di via d’Amelio che ho seguito fin dalla fase delle indagini – ha ricordato- sono intervenute 24 condanne definitive per strage che non sono mai state messe in discussione. In un altro precedente processo del quale mi ero occupato solo nell’ultima fase dibattimentale io stesso avevo chiesto l’assoluzione di molti degli imputati la cui condanna è stata oggetto di revisione”.

Contro Di Matteo anche il neodeputato Vittorio Sgarbi: “L’unica mafia attiva nel quadro politico, con l’applicazione sistematica e criminale del voto di scambio, è quella del M5S; ed è emblematico che essi sostengano un magistrato esaltato contro i diritti civili che si ostina a processare, contro l’evidenza e la verità, un vero eroe dell’antimafia come il generale Mori” diceva ieri. “Il processo di Di Matteo – aveva aggiunto – è un processo alla politica contro la vera antimafia. E lo prova il fatto che il M5S sia tra i sostenitori della produzione di energia eolica, primo affare della mafia, come ha rivelato Riina. Alle loro accuse la politica deve rispondere con la difesa dei diritti civili, della verità e della integrità del paesaggio”. Per Sgarbi “l’esaltazione di Di Matteo è la prova della collusione tra la magistratura e la politica. Quello che Caselli ha sempre negato ora accade, alla luce del sole. Di Matteo esalta 5 stelle, 5 stelle esaltano di Matteo”.