Buongiorno Italia gli spaghetti al dente”, cantava Toto Cutugno. Altro che storie: più che il Tricolore o l’inno di Mameli poté il bucatino. E gli italiani all’estero su un piatto di linguine al pesto o su una pizza margherita fatta coi piedi possono piangerci più dell’esclusione degli Azzurri dai mondiali. Il vero conoscitore di questa patologia d’oltreconfine non poteva che essere Francesco Panella, ristoratore ed erede dello storico locale Antica Pesa di Roma che ha replicato fornelli e amatriciana da cinque anni a New York e poi a Doha.

Dall’8 aprile 2018 ogni domenica alle 21:25 su Nove Panella condurrà Little Big Italy. Un programma settimanale che toccherà sette grandi città tra Europa e Stati Uniti provando a dimostrare che si possono mangiare bene i piatti della cucina italiana anche lontano dalle trattorie dei nonni in patria. “La cucina italiana ha un appeal da paura ed è difficile da replicare”, spiega il ristoratore alla seconda esperienza tv dopo Brooklyn Man. “Ultimamente sono esplose la cucina peruviana e quella messicana, ma la nostra cucina rimane stabile tra le prime tre migliori al mondo. Per questo molte volte ci copiano e quando assaggiamo un thai che rifà la lasagna, o un ristoratore qualunque scarica da Google e riproduce la salsa trapanese, ci scende una lacrima sul viso”. Parigi, New York, Boston, San Francisco, Londra, Siviglia e Berlino le città toccate da Panella con Little Big Italy.

E in ogni città tre italiani all’estero diventeranno i concorrenti della sfida che porterà il conduttore romano a mangiare nel loro ristorante del cuore, là dove si potrà ritrovare il sapore della lontana cucina di casa. Sfida all’ultimo piatto assaggiato, voti, e in premio una bonus card per l’expat vincitore che potrà mangiare nel suo ristorante del cuore per un anno. “Ho assaggiato pasticci pazzeschi ma ho anche trovato una grande passione nel cucinare e un grande cuore. Non sono mica un giudice di Masterchef”, scherza Panella. Rimasto probabilmente l’unico assaggiatore ad aver compiuto il miracolo di aver rintracciato uno spaghettino non scotto e finito in poltiglia in città proibitive come Berlino e Siviglia: “Nella città tedesca cito ad esempio ‘a Muntagnola dove una signora lucana di 85 anni crea una pasta fatta in casa commovente. Mentre nella città spagnola ci siamo fatti guidare da una calciatrice italiana che gioca nel Sevilla Futbol Club. Lei che è metà romagnola e metà siciliana ci ha portato in un ristorante siciliano autenticamente folli che fanno una carbonara da paura”. Così nel mare magnum delle recensioni culinarie a portata di click che hanno invaso il mondo, ascoltare i consigli di qualcuno che ha investito del proprio, portando il Cacio e Pepe a Williamsburg e il Tiramisù in mezzo al deserto del Qatar, diventa una tisana depurativa obbligatoria: “Lo smartphone ci ha fatto diventare tutti giudici/critici culinari – conclude – non molto tempo fa su un volo American Airlines un ragazzino di 16-17 anni massacrava su Tripadvisor nientemeno che Eleven Madison Park. Oh my god, ma che esperienze può avere una persona del genere? Ci vorrebbe grande rispetto per chi lavora 24 ore su 24 nel nostro settore. Anche se si commettono errori questo lavoro ti prende nella pelle e nell’anima, e ci si mette a disposizione totale del cliente”.