Si muore ovunque, certo. Però le immagini e la disperazione che strillano dalla Siria – angoscia 2.0 che entra in circolo – si incastrano in gola e strozzano il fiato. Si uccide dappertutto, vero. Ma questa non è una soluzione: mal comune non è mezzo gaudio, è orrore al quadrato.

Si rischia di crepare perfino a Londra. Una spia e sua figlia, in fin di vita perché avvelenati nell’ombra. Solo che qui è diverso. La comunità internazionale si compatta, “crimine inammissibile”, in due secondi alza la cornetta e determinata punisce un atto indubbiamente grave. Diplomatici russi espulsi dai Paese Nato, compresa un’Italia che dice sì (come sempre) anche quando è poco convinta (come sempre).

Con una ripicca per un tentato omicidio operato da presunti colpevoli, l’élite del mondo ammette che esistono vittime di serie A e vittime di serie B: un bambino siriano non vale la spia Sergej Skripal, migliaia di bambini nemmeno. Redarguiamo i russi per una cortesia british e non per le bombe che piovono su Ghouta o le alleanze coi dittatori, non per il sospetto delle armi chimiche che in passato ha scagionato invasioni.

Ah, a proposito: nemmeno per quelle adesso battiamo ciglio. Ad Afrin la Turchia si è presa con la forza un pezzo di Siria scacciando (di nuovo) i curdi, fino a ieri osannati dai media come baluardo testardo all’Isis. Zitti tutti, non se n’è accorto nessuno. A me sembrano due pesi e zero misure. Forse non è così strano che le parole connivenza e convenienza si somiglino così tanto.

Un mesetto fa, però, l’Italia ha votato proprio chi sulla carta non rappresenta il solito establishment indifferente. Nei vecchi post del blog del Movimento 5 stelle, storie di ingiustizie dal globo per un idealismo su larga scala; nei discorsi ridondanti della Lega un “aiutiamoli a casa loro” ripetuto come mantra.

Benissimo, è il vostro momento: aiutiamoli a casa loro. Dimostrate di essere diversi da chi prometteva di impedire che si annegasse sui barconi approfittando di un semestre di presidenza europea rimasto indegno di nota. Dimostrate che l’Italia non sta a guardare, che ha un pensiero proprio, il coraggio di alzarsi in piedi e parlare alla comunità internazionale: “Scusate, ci sarebbero dei morti di cui discutere”. Dimostriamo una coscienza.