Esistono le regole per le candidature di Forza Italia. Ma non sono come quelle del Movimento cinque stelle. Dopo averlo dimostrato per anni, ieri a Reggio Calabria Silvio Berlusconi lo ha spiegato anche in un’aula di tribunale durante il processo “Breakfast” che vede imputato il suo ex ministro Claudio Scajola accusato di aver aiutato l’ex parlamentare Amedeo Matacena nel tentativo di trasferirsi da Dubai, dove è latitante, a Beirut in Libano. Oltre ai tanti “non ricordo”, durante la deposizione Berlusconi ha risposto sulla mancata candidatura di Matacena nel 2001 quando l’ex deputato è stato coinvolto in un’inchiesta per concorso esterno con la ‘ndrangheta.

“Non ho un ricordo di come l’onorevole Matacena fosse messo in lista – sono le parole del presidente di Forza Italia -. Quello che posso dire è che normalmente sono i coordinatori regionali a presentare i deputati. Il leader del partito non fa che accogliere le proposte. Naturalmente nel considerare un candidato, il suo rapporto con la giustizia, una sua eventuale condanna, un suo essere sottoposto per un processo è un qualcosa che conta e che fa accantonare una richiesta di candidatura. Non so se il fatto che il signor Matacena non fosse tra i nostri candidati nel 2001 risalisse a queste ragioni o ad altre ragioni. Avevamo assolutamente delle regole generali che non sono quelle che ha adesso il Movimento cinque stelle per cui basta una qualsiasi situazione di vicinanza tra magistratura e un candidato perché questo partito decida di escluderlo dalla lista.

“Noi – chiarisce Berlusconi – avevamo delle regole per cui in caso di un rapporto di questo possibile candidato con la magistratura, i nostri avvocati dovessero approfondire il tipo di rapporto. Per esempio non bastava che ci fosse una multa comminata o in itinere per fare escludere una persona dalla candidatura”