Ricordate il Raf del 1984? Spaccò in mezzo mondo con un brano che accusava una tipa di portarglielo via, l’autocontrollo. L’accattivante ritornello faceva: “You take my Self, you take my Self Control”. Al volante della C3 AirCross, il motivetto-disco è riemerso dal cassetto dei ricordi e mi ha accompagnato a lungo, mentre inserivo e toglievo il Self, pardon il Grip, Control. Guidare richiede sempre autocontrollo, specie sui terreni difficilotti. Sul bianco percorso predisposto in mezzo alle frequentatissime piste da sci del Passo del Tonale per provare il piccolo crossover Citroen ho capito che, a meno di non essere un novello Markku Alen, far lavorare il Grip Control aumenta parecchio la sensazione di controllare la vettura. Il Grip Control è un software che regola l’aderenza con cinque modalità e che trasforma una normale 4×2 in una…quasi 4×4. La Aircross monta di serie gomme M+S (fango e neve), i cui battistrada danno una bella mano pure loro.

I più ganzi il Grip Control sono tentati di escluderlo a priori, i più normalotti quando si trovano neve e ghiaccio sotto il sedere non dovrebbero invece avere dubbi, e spostare immediatamente il rotellone – piazzato sotto il display centrale – sull’iconcina giusta, la prima sulla destra in senso orario. Nel candido tracciato a quasi 1900 metri, ho viaggiato prima in modalità “stradale”. Poi mi sono affidato alla modalità “ghiaccio e neve”: ho aumentato di 5/10 km/ora l’andatura – da 35 a 40/45 – e mi sono sentito decisamente più sicuro nell’affrontare le curve. Direi che come miglioramento non è affatto male, no? Ma come funziona, sto Grip Control? Fa in modo che la coppia erogata dal motore e trasmessa alle ruote si distribuisca al meglio, frenando la ruota che perde aderenza e riversando la potenza su quell’altra. Di fatto simula, elettronicamente, gli effetti del differenziale autobloccante.

In un’altra sessione di prove, a due passi da un impianto di risalita, ho cercato di verificare l’efficacia di un’altra interessante soluzione tecnologica, chiamata “Hill Assist Descent”. Un astuto “collaboratore”, che si attiva premendo un vistoso pulsantone e aiuta a condurre la macchina a bassa velocità sulle discese ghiacciate che possono comprensibilmente preoccupare tutti coloro che non si sentono rallysti dentro e hanno il timore di perdere il controllo. Un eccellente anti-panico, insomma.

Esteticamente parlando, la Aircross assomiglia assai alla sorella C3. Ha perso però le bolle plasticose sui lati (peccato) ed è più spaziosa all’interno e nel bagagliaio. La comoda vetturetta francese è 15 cm più lunga della C3 e soprattutto ha un’altezza da terra di 17,5 centimetri contro i 13,4 dell’altra. L’allestimento più potente è quello col motore benzina da 130 cavalli ed è disponibile anche col cambio automatico (io ce l’ho sulla mia C3, per esempio, e mi trovo benissimo da nove mesi…).

E’ un’auto tranquilla, adattissima ovviamente anche all’uso in città e a ai viaggi, e che la tranquillità la vuol trasferire quando anziché con lo scorrevole asfalto deve vedersela con le strade imbiancate, gli sterrati, le buche, la sabbia. Per non perdere mai quell’autocontrollo che 34 anni fa veniva – pare – sottratto senza pietà al povero Raf.

CITROEN C3 AIRCROSS – LA SCHEDA

Il modello: è la versione crossover della berlina C3
Dimensioni: lunghezza 4,155 metri, larghezza 1,765 metri altezza 1,605 metri (1,648 con barre)
Motori: 1.2 benzina (da 82, 110 e 130 cavalli); 1.6 diesel (da 100 e 120 cavalli)
Consumi ciclo misto: 20 km/litro (per il 110 cv a benzina); 25,6 km/litro (per il 100 cv a gasolio)
Emissioni di CO2: 115 grammi/km (per il 110 cv a benzina); 101 grammi/km (per il 100 cv a gasolio)
Prezzo: da 15.500 euro a 22.600 euro
Ci piace: la versatilità di impiego, specie se equipaggiata col Grip Control; il frontale dalle linee morbide e più rilassate rispetto a quelle di molti Suv e crossover
Non ci piace: le maniglie di cortesia con il ritorno che “sbatte”, molto vecchio stile; la finta veneziana sul vetro del montante posteriore (che per fortuna è optional)