Felicità è un bicchiere di vino con un panino”. Strano ma vero. Ad Helsinki la pensano come Al Bano e Romina Power. È stato pubblicato il World Happiness Report dell’Onu per il 2018 e in vetta alla classifica dei cittadini e quindi dei paesi più felici è proprio la Finlandia. I compaesani del regista Aki Kaurismaki, che nei suoi film fin dagli anni ottanta non sembrano proprio degli allegroni, con il loro contagioso entusiasmo per la vita balzano dal quinto posto del 2017 al primo.

Mentre la Norvegia dal primo posto del 2017 finisce seconda nel 2018. Al terzo posto la Danimarca (nel 2017 seconda); quarta l’Islanda, poi a seguire: Svizzera, Olanda, Canada, Nuova Zelanda, Svezia, Australia. All’undicesimo posto si conferma Israele, la Germania è al 15esimo posto, diciottesimi gli Stati Uniti, seguiti dalla Gran Bretagna e nientemeno che dagli Emirati Arabi Uniti. Non benissimo l’area del centro e sud America (13esimo Costa Rica, poi si va al 24esimo posto del Messico e al 25esimo del Cile). Malissimo l’intero continente africano che vede al 70esimo posto la prima nazione in classifica, nientemeno che la Libia, e che tra i 156 paesi esistenti ne piazza tristemente 16 tra gli ultimi 20. L’Italia pur scalando di un posto rispetto al 2017 è invece al 47esimo posto tra i paesi più felici, in compagnia di Thailandia, Belize ed Ecuador.

L’Italia ha un basso tasso di felicità nel capitolo specifico della “libertà nel prendere decisioni nella vita” e soprattutto in una tabella particolare dove viene confrontato il livello di felicità sulla base di tre anni campione (2008-2010) con gli ultimi tre anni (2015-2018). Qui il nostro paese e i suoi abitanti denotano uno scoramento e una sfiducia che le cose miglioreranno in futuro talmente elevato da portarsi in basso al 119esimo posto su 156. Per la cronaca in questa speciale classifica poco più in basso dell’Italia ci sono la Siria, il Malawi e il Venezuela, stati che hanno problemini oggettivamente più strutturali e complicati per permettersi un tale pessimismo ed infelicità futura. Tra una serie di banalità sconcertanti modello massime di Catalano (“là dove l’integrazione ha funzionato c’è più felicità, là dove ha funzionato meno si è meno felici”), ecco la spiegazione ufficiale per i frizzanti finlandesi balzati al primo posto: “Il Pil pro capite in Finlandia è più basso rispetto ai Paesi nordici vicini ed è nettamente inferiore a quello degli Usa”, ha spiegato Meik Wiking dell’Happiness Research Institute, “ma i finlandesi sono bravi a convertire ricchezza in benessere. Nei Paesi nordici si pagano le tasse più alte del mondo ma c’è molto consenso nel pagarle perché vengono percepite come un investimento nella qualità della vita di tutti”.