È morto Stephen Hawking, l’astrofisico più famoso al mondo. Aveva 76 anni. Non era solo uno scienziato, ma un’icona. Colpito appena ventenne dalla Sla, gli erano stati dati appena due anni di vita.La passione per la scienza fu più forte della malattia e Hawking ha avuto una delle esistenze più straordinarie del Novecento. La malattia non gli aveva impedito di studiare e diventare uno dei maggiori scienziati a livello mondiale. Tra i suoi lavori più importanti, c’è lo studio dei buchi neri.

Si è spento nella notte tra martedì e mercoledì nella sua casa di Cambridge. La notizia è stata data dai suoi tre figli: “I suoi lavori vivranno ancora per molti anni dopo la sua scomparsa – hanno scritto – Il suo coraggio e la sua perseveranza, insieme al suo essere brillante e al suo umorismo, hanno ispirato persone in tutto il mondo”. Oltre alle scoperte legate ai buchi neri, ha dedicato buona parte della sua vita alla cosmologia quantistica e allo studio dell’origine dell’universo.

Nel 1962, a soli venti anni si laurea in Fisica all’Università di Oxford e inizia a studiare astronomia a Cambridge, dove nel 1966 pubblicherà la sua tesi sulle “Proprietà dell’universo in espansione”. Quando gli viene diagnosticata la Sla, sposa Jane Wild, dalla quale avrà tre figli e da cui divorzierà nel 1995 per convolare a nozze con Elaine Mason.  A metà degli Anni Settanta diventa il membro più giovane della storia della Royal Society, la prestigiosa accademia delle scienze britannica. Dal 1979 al 2009 ha insegnato Matematica all’Università di Cambridge.

Dopo essere stato sottoposto a una tracheotomia in seguito a una polmonite, nel 1985 Hawking perde definitivamente l’uso del linguaggio. Da quel momento, comunicherà tramite un computer con sintetizzatore vocale. Tre anni più tardi, pubblica ‘Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo’, un libro di divulgazione scientifica in cui spiega i più grandi principi della cosmologia. Ne venderà (ad oggi) oltre 9 milioni di copie, rendendolo estremamente popolare.

Nonostante la malattia debilitante nel 2007 sperimenta l’assenza di peso in volo, a bordo di un aereo appositamente allestito. Tre anni fa è uscito il film biografico, che racconta la sua vita, ‘La teoria del tutto’, con la regia di James Marsh. Per l’interpretazione dello scienziato, Eddie Redmayne vince l’Oscar come miglior attore protagonista. La malattia e le sofferenze fisiche non avevano intaccato il suo senso dell’umorismo. “La vita sarebbe tragica se non fosse divertente”, uno dei suoi aforismi più noti.

Nello stesso anno, ha tenuto un discorso agli astronauti della Nasa, che oggi lo saluta con tweet: “È stato un ambasciatore della scienza. Le sue teorie hanno sbloccato un universo di possibilità che noi e il mondo stiamo esplorando. Possa tu volare come superman nella microgravità“. 

Dargli l’addio sarebbe un po’ fargli un torto. Una volta infatti disse: “Considero il cervello un computer che smetterà di funzionare quando i componenti si guastano, non c’è il paradiso o l’aldilà per i computer guasti, questa è una favola per le persone che hanno paura del buio”.