Che sia Torino (come vorrebbe mezzo Piemonte, e persino Beppe Grillo stando alle sue ultime parole che però non hanno risolto i dubbi interni al M5s locale) oppure Milano (il piano del Coni), entrambe o nessuna, presto bisognerà mostrare le carte di questa confusa partita a poker che sta diventando la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi invernali del 2026. E al tavolo finale saranno seduti Giovanni Malagò e il capo del prossimo governo. Magari Luigi Di Maio, che se non proprio da premier, da capo politico del Movimento sarà comunque l’azionista di maggioranza di qualsiasi esecutivo che non sia di centrodestra.

Sembra quasi uno scherzo del destino, ma un anno e mezzo dopo il gran rifiuto di Virginia Raggi a Roma 2024 la palla olimpica può ritornare in mano al Movimento 5 stelle. Nell’ultima settimana l’argomento Olimpiadi è di nuovo al centro dell’agenda politica. Colpa (o merito) dell’attivismo di Torino, dove è stato presentato un dossier di prefattibilità da parte della Camera di Commercio che ha mandato in fibrillazione la maggioranza di Chiara Appendino. Oggi il Consiglio comunale che avrebbe dovuto approvare una mozione favorevole ai Giochi è andato a vuoto: la sindaca rimedierà mercoledì in Città Metropolitana, e poi spedendo una lettera di manifestazione d’interesse al Coni, ma la questione è tutt’altro che risolta. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha provato ad inserirsi nel discorso rilanciando una candidatura unitaria delle Dolomiti “a impatto zero”. Sullo sfondo c’è sempre Milano, che con Beppe Sala ha stretto un’asse di ferro con Malagò e già ospiterà la sessione Cio del 2019. Ma la verità è che un’eventuale corsa dell’Italia ai Giochi non si deciderà in qualche consiglio comunale o regionale, ma ai piani alti dei palazzi più importanti.

Che quasi tutti gli enti locali volessero ospitare i Giochi (specie nel Nord del Paese, dove la crisi si sente di meno e c’è più voglia di investire) era prevedibile. La vera questione è capire cosa ne pensa il governo centrale, l’istituzione che deve dare il via libera definitivo (e soprattutto metterci i soldi, tanti o pochi che siano). Al momento non c’è, e per questo Giovanni Malagò si è sempre mantenuto prudente negli ultimi giorni, mentre tutti gli altri parlavano di Olimpiadi. “Per la candidatura servono tre gambe di un tavolo, al momento ce ne sono due e manca il governo. Quando ci sarà ne parleremo nello specifico”.

Al Foro Italico aspettano con ansia l’evoluzione della scena politica. Alla vigilia delle elezioni tutto il mondo dello sport tifava per le larghe intese, che avrebbero dato l’ok senza battere ciglio: il tracollo del Pd e il risultato modesto di Forza Italia hanno complicato la situazione. Con la Lega Malagò non ha grandi rapporti, però il Carroccio sogna da sempre di portare i Giochi nel Nord. Discorso diverso per i 5 stelle: fino a ieri le Olimpiadi sembravano il male assoluto per il Movimento, poi è arrivata l’apertura di Beppe Grillo, accolta con un sospiro di sollievo al Coni. “Chiunque rappresenta lo sport non può che essere contento di un endorsement pro Olimpiadi, tanto più se viene dal garante di Movimento che rappresenta così tante persone in questo Paese”, il commento di Malagò. Nemmeno l’intervento di Grillo, però, è riuscito a risolvere tutti i dubbi interni ai pentastellati, come dimostrano le tensioni a livello locale e pure qualche dubbio in ambito nazionale. Di Maio non ha detto mezza parola a riguardo per il momento. Presto sarà costretto a farlo, in un senso o nell’altro.

Tutto passa da qui: impossibile sbilanciarsi su previsioni e scenari, le variabili politiche in campo (compresa quella di un ritorno al voto più o meno immediato) sono troppe. Per questo Malagò ha preso tempo anche con il Cio, chiedendo al presidente Thomas Bach di rimandare la presentazione di un’eventuale candidatura alla fine dell’estate, quando un governo con cui parlare dovrebbe esserci. Al Foro Italico, però, hanno le idee chiare: la candidata ufficiale dovrà essere Milano, al massimo in partnership con Torino. L’unico a cambiare le carte in tavola potrebbe essere proprio Di Maio, pretendendo in cambio dell’ok del governo centrale un coinvolgimento maggiore o addirittura pieno della città governata dalla Appendino. Sempre che il Movimento abbia davvero cambiato idea sulle Olimpiadi, e la storia non finisca un’altra volta come per Roma 2024.

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