Arrivano in Italia gli Slowdive! La band inglese suonerà sabato 3 marzo presso Locomotiv Club di Bologna e il giorno seguente – domenica 4 marzo – all’Alcatraz di Milano (eventi organizzati per DNA Concerti).

La formazione britannica oltre al meglio del proprio repertorio, presenterà dal vivo l’omonimo album, pubblicato a maggio 2017. Dopo essersi sciolta nel 1995, il clamoroso ritorno sulle scene è datato 2014 con una seria di concerti e il conseguente ritorno in sala d’incisione, avvenuto dopo ventidue anni.

Il disco omonimo rassicura e, secondo svariate testate giornalistiche di riferimento, riconduce a quanto di meglio l’anno passato abbia saputo offrire in termini musicali. Non stiamo parlando di un capolavoro (ma poco ci manca), l’album è centrifugato prevalentemente nel passato aureo della band; tra quei solchi si annidano gli impulsi giovanili appartenenti a «Just for a Day» (il primo album, 1991), così come le raffinate stratificazioni sonore di «Souvlaki» (1993); nonché il minimalismo reazionario di «Pigmalyon» (1995). «Slowdive» è il lavoro che unisce ogni punto e definisce la discografia di una band giunta alla piena maturità. Considerandone il percorso, esistono gli estremi per gridare “al miracolo”.

Neil Halstead, tra i fondatori del gruppo, a tale riguardo dice:«Quando abbiamo parlato per la prima volta di tornare insieme, è stato chiaro sin da subito che il principale obiettivo era quello di tornare a fare un disco – e aggiunge – suonare per un anno e mezzo prima di rientrare in studio ci ha aiutato, se non altro per capire in quale direzione volgere lo sguardo. Slowdive è un disco perfetto per essere suonato dal vivo, credo che abbia un sound sicuramente familiare per chiunque ci abbia ascoltato».

Prima di proseguire, facciamo un passo indietro, immaginando forse di dover spiegare a chi legge a quale genere musicale, fanno riferimento i Cinque.

Shoegaze è il nome della corrente e nasce nel Regno Unito sul finire degli anni 80. Nome che tradotto significa “fissare lo sguardo sulle scarpe”. Un termine creato dalla stampa di settore, probabilmente dovuto alla curiosa tendenza dei musicisti a muoversi poco sul palco e guardare in basso durante le esibizioni, come se si stessero guardando le scarpe.

Per farsi un’idea compiuta sul genere, è sufficiente dare uno sguardo a ciò che specifica Wikipedia e in ogni caso,  tra gli elementi identificativi, oltre all’utilizzo di effetti (perlopiù distorsore e riverbero), si faccia riferimento a melodie squisitamente pop, a chitarre riverberate, sovrapposte ad atmosfere rarefatte. Fondamentali anche le parti vocali, ipnotiche quanto sognanti, utilizzate sovente come mero strumento supplementare.

E quali sarebbero i gruppi precursori del genere? La risposta è semplice, Jesus and Mary Chain e My Bloody Valentine hanno fatto la differenza ma quando si attinge alle origini e al Dream Pop – intrinsecamente connesso – è doveroso ricordare i Cocteau Twins, i quali già nel 1982 tracciarono (in)consapevolmente la strada per la storica casa discografica 4AD. Alla voce gruppi ispiratori si annoverino pure gli Spacemen 3; la psichedelia minimalista che li contraddistingue ha fortemente ispirato lo sviluppo dello Shoegaze.

La chiusa sul genere riconduce al fatto che non è mai stata una corrente musicale parte della grande industria; a tale riguardo Halstead afferma: «Negli anni in cui lo Shoegaze trovava libero sfogo, il mondo mainstream inglese, rivolgeva le proprie attenzioni al Britpop, ciò ha fatto si che rimanesse nel limbo, favorendone la riscoperta negli anni a seguire».

Tale affermazione, non induce forse a ricordare, ancora una volta, che la musica è una questione di corsi e ricorsi storici? Sarà pur banale ripeterlo ma il futuro del rock è da ricercare proprio … nel passato.

Tornando agli Slowdive, che cosa dobbiamo aspettarci dal tour imminente?

Momenti di bellezza meditativa, chitarre scintillanti e melodie “woozy”, definiscono un live opulento e distorto, costruito attorno ad uno degli argomenti più convincenti che una band possa vantare dopo così tanti anni d’inattività, ovvero suonare dal vivo non soltanto l’influente passato ma anche e soprattutto il proprio autorevole presente.

Il solito Dj qualunque, neve permettendo, sarà presente al concerto di Milano. Amici, birra e musica, sanciranno il ricordo di una serata a lungo attesa.

9 canzoni 9 … per guardarsi le scarpe

Lato A

Star Roving • Slowdive

Kaleidoscope • Dive

Spooky • Lush

Heaven’s End • Loop

Lato B

Only Shallow • My Bloody Valentine

Just Like Honey • Jesus and Mary Chain

High on Fire • The Telescopes

Black Metallic • Catherine Wheel

So Tonight That I Might See • Mazzy Star