Un colpetto al petto, uno in mezzo allo sterno altezza diaframma, due schiaffetti sulle guance e uno schiocco con indice che stappa la bocca. Non ci fosse stata l’allegra brigata dei Neri per caso non avremmo provato a trasformarci in improvvisatori di standard del pop italiano contemporaneo durante party di carnevale e alle feste di compleanno.

Più dell’imitazione di Elvis, più del “Ciao Ragazzi” alla Celentano, o delle Cicale saltellate di Heather Parisi, c’è il coretto a cappella dei Neri per caso. Sei ragazzotti salernitani (no, non sono di più, avete sbagliato) che nel 1995 attorno ai 25 anni di età vinsero la categoria Giovani di Sanremo usando semplicemente le loro voci e i loro corpi come casse di risonanza delle note emesse. “Quando ti sorridono è probabile che sia un sì, ma quando si allontanano è no! E tu… Ci devi stare, inutile sperare di recuperare se hanno detto no, meglio sparire, non telefonare per sentirsi dire un’altra volta no”, recitava così Le ragazze, brano vincente.

Un’intemerata da cuccioloni bastonati che qualche rivista al femminile oggi rispolvera come omaggio alle donne per il ritorno sul palco dell’Ariston 23 anni dopo a duettare con gli Elio e le storie tese in Arrivedorci. I fratelli Ciro e Gonzalo Caravano, il cugino Domenico Pablo “Mimì” Caravano, gli amici d’infanzia Mario Crescenzo e Massimo de Divitiis, hanno perso dalla line-up originaria giusto due anni fa Diego Caravano (fratello di Mimì) che ha deciso seriamente di fare l’insegnante, ma hanno recuperato Daniele Blaquier da The Voice of Italy.

Grande studio e preparazione per la divisione e armonizzazione delle sei voci (una volta si diceva è più la spesa che l’impresa) la compagnia cantante inventata da quel geniaccio di Claudio Mattone ha avuto parecchia fortuna negli anni novanta sia per i brani Le ragazze, e per il tormentone altrettanto da cuccioli bastonati, Sentimento pentimento (recuperate il video, c’è un morphing facciale del sestetto con cuoricini che fa paura), ma soprattutto nel lavorare con estrema cura sul versante delle cover.

Quel “dudududu” in Donne di Zucchero è memorabile. Ma anche solo per tornare all’oggi l’ultimo album del 2015 NPC 2.0 con Englishman in new York di Sting e Chandelier di Sia (non fatevi trarre in inganno quella batteria modello anni ‘80 è la voce di Ciro) è qualcosa di gradevolissimo e sincero, almeno per mantenere vivo il mito del sestetto che sconvolse la canzone italiana facendo andare in pensione i professori dell’Orchestra Rai.

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