A voler fare citazioni illustri, non c’è il due senza tre. Dopo M5S e PD, è venuto il turno della Lega. L’hackeraggio è come la satira. Solo quando sei importante, meriti di finire nel mirino.

Invece di attendere il proprio turno (e magari piagnucolare per non essere stati considerati degni di un arrembaggio o di una aggressione digitale), il proliferare di aggressioni telematiche dovrebbe far riflettere l’intera classe politica e non solo partiti, movimenti e relativi leader.

Il problema sta assumendo dimensioni catastrofiche e non preoccupano certo le abili performance di chi riesce a sgraffignare account e password di un sito web o di questo o quel profilo social: se vent’anni fa qualche goliardo birbone avesse rubato a un candidato il furgone pubblicitario per la propaganda su strada e ne avesse bizzarramente adoperato il megafono sul tettuccio, sarebbe scappata qualche risata e nulla più.

In questi giorni gli “scippi” telematici sono destinati a moltiplicarsi e a farne le spese saranno le diverse compagini impegnate nella tenzone elettorale. E’ la natura della Rete e chi davvero ne conosce le dinamiche sa che su Internet non ci si deve muovere come un pachiderma in una showroom di Lalique.

A destare legittima apprensione è tutto quel che non viene a galla: non mi spaventa il writer che insudicia il muro di un edificio appena ristrutturato e ricondotto a decoro, ma mi terrorizza chi sta demolendo le fondamenta del palazzo o chi “trappola” (o, per adoperare una espressione meno gergale, “piazza cariche esplosive”) ogni angolo del complesso condominiale.

Nell’universo virtuale, quello costituisce il fragile scantinato delle infrastrutture critiche di ogni Sistema paese, gli eventi più angoscianti non fanno rumore, non vengono notati, non interferiscono nel vivere quotidiano e non finiscono sui giornali fino al loro apocalittico compimento.

Quanto sta accadendo deve essere lo stimolo ad una seria meditazione sul da farsi. I pirati informatici non sono soltanto qualcosa di folkloristico: la disponibilità di grandi competenze tecnologiche e la vivacità intellettuale, se finiscono nelle mani sbagliate, possono innescare una fenomenologia in grado di sbalordire anche chi è abituato alle più oniriche proiezioni verso il futuro.

Qualcuno – a parte le chiacchiere che in questo periodo c’è da dire che non mancano – dovrebbe prevedere un piano per affrontare una emergenza ancora non compiutamente percepita.

Il giorno che gli hacker smetteranno di giocare, probabilmente ci sarà qualcuno pronto ad ingaggiarli per un duello cui non si potrà arrivare impreparati. Saranno in ballo la democrazia, il nostro destino, forse la nostra stessa sopravvivenza. Cose troppo importanti per affidarle a un amico simpatico, al vicino di casa che sa tutto di computer o al maratoneta dei convegni che da anni dice sempre le stesse cose e propina imperturbabile le medesime incomprensibili slides di cui nemmeno lui conosce il significato.