E di che vi stupite? V’è del metodo in questa follia. Eccome. È una follia metodica quella della logica di sviluppo del modo capitalistico della produzione, alambicco che tutto muta in merce circolante e liberamente acquistabile. Il solo valore, entro i perimetri blindati dell’apartheid globale appellato economia di mercato, è quello di scambio: a sua volta centrato sulla metafisica della crescita infinita. A cui tutto deve sottostare. E nel cui nome tutto deve essere ridefinito.

In quest’ottica, l’umano stesso diviene merce tra le merci: l’uomo, che ha valore ma non prezzo, decade a semplice merce circolante (“libera circolazione delle merci e delle persone”, secondo le sempre in voga retoriche liberiste). Dall’utero in affitto ai braccialetti elettronici con cui i colossi dell’e-commerce, del big business planetarizzato e della new economy (centrata sempre sulla old exploitation!) hanno ora preso a sorvegliare i dipendenti sul posto di lavoro. Di modo che essi, docili e arrendevoli, non sottraggano nemmeno un istante alle sacre pratiche della produzione di sempre nuove merci scintillanti. Proprio così. Braccialetti elettronici per controllare ogni istante i dipendenti: lo chiamano lavoro, è schiavitù. Benvenuti nell’evo del caporalato digitale. Che si può definire lavoro allo stesso titolo del lavoro di quanti trasportarono i blocchi che servirono, in Egitto, a edificare le piramidi.

Benvenuti nel vero totalitarismo, per quanto glamour e seducente. La società del controllo totale. La società a capitalismo integrale. Gentiloni, dal canto suo, si è schierato contro siffatte pratiche che mortificano l’umano: “Non si lavora col braccialetto, serve qualità“. Bene. Ora alle parole seguano i fatti: politiche sovrane e protezioniste sul territorio nazionale, se i signori del big business non si adeguano. Egemonia del politico sull’economico. Primato dell’umano sulla merce.