L’Istat da tempo avverte che di questo passo nel prossimo decennio quasi un migliaio di paesi saranno allo stremo. Degli ottomila campanili con cui l’Italia si compone e si raffigura, tanti sono i luoghi che perdono la speranza, e quindi la vita. Paesi ridotti ad ospizi, dove ogni anno si conta il tempo che resta. Le case si chiudono, gli ospedali si dismettono, le scuole svaniscono. Solo i cimiteri si allargano.

Un disinteresse così crudele e ignorante verso una bellezza invece così ricca, generosa, vitale. E dev’essere perciò sempre qualcun altro che al nostro posto promuova ciò che non riusciamo a vedere, ridotti oramai nei recinti metropolitani, outlet del capitale umano. Una classifica di Forbes, nota rivista statunitense, inserisce Città Sant’Angelo, provincia di Pescara, tra i primi dieci luoghi al mondo dove vivere.

Io non credo alle classifiche, penso siano spesso un puro esercizio di stile. Ma credo fermamente che noi dovremmo incuriosirci di più alla nostra terra e volerle più bene. E il fatto che ad assurgere agli onori della cronaca sia un paesino del quale, in sincerità, non avremmo immaginato potesse mai salire sul trono dei due mondi, ci induce a riflettere sulla quantità di bellezze che abbiamo, su come dilapidiamo un patrimonio di identità e memoria, sul senso della vita e anche, per una volta, sulla nostra fortuna di viverla qui.

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