Oggi voglio farvi conoscere un poeta spagnolo di lingua catalana: Gabriel Ferrater (1922-1972). L’ho conosciuto da poco anche io, ho letto solo alcune poesie su internet che mi hanno colpito, ma la cosa che più mi ha colpito è il suo suicidio e la motivazione di questo atto definitivo: un giorno confidò a un amico che a 50 anni si sarebbe ucciso perché detestava l’idea di invecchiare e soprattutto non voleva puzzare di vecchio. A 50 anni mantenne la sua promessa.

Ferrater amava le donne molto più giovani di lui, amava la bellezza e il vigore che permette di godere di questa bellezza. Perché mi ha colpito così tanto? Primo perché ho 48 anni, maledizione! E ogni mattino inizio ad annusarmi con il terrore di puzzare di vecchio (che espressione terribile!). Mi annuso e non sento nulla, solo me stesso. E se un giorno dovessi sentire questa puzza così temuta? O se una donna me lo facesse notare arricciando il naso? So già che non avrei il coraggio disperato di Ferrater, andrei di corsa in una profumeria o frequenterei solo donne raffreddate, ma certo non mi ucciderei, preferisco puzzare di vecchio che puzzare da morto.

Ma poi sarà vero che i vecchi puzzano? Si vede che sono stato fortunato, nella mia vita ho conosciuto solo vecchi profumatissimi. Adoro i vecchi, non ho mai amato l’espressione “largo ai giovani”, il mio motto è “largo ai vecchi”. Mi emozionano gli estremi della vita, amo i bambini e i vecchi, vedere un nonno o una nonna al parco con il nipotino, c’è nulla di più tenero? Mario Monicelli scrisse la sceneggiatura di un film che poi non è stato fatto, era un film di guerra, e la guerra era tra i bambini e i vecchi, sarebbe stato un film bellissimo, peccato! Anche Mario Monicelli si è suicidato, fino all’ultimo è stato giovane.

Quando si è veramente vecchi? Quando non si ha più il desiderio di imparare, di mettersi in discussione, di immaginare. Eppure un uomo profondo e intelligente come Ferrater si è tolto la vita con implacabile puntualità. Questo mi fa paura. Questo mi fa tremare. Non lo ha fatto perché odiava i vecchi, anzi, alcuni suoi versi sono di una compassione infinita verso i vecchi, lo ha fatto perché non voleva sentirsi vecchio, perché non accettava la vecchiaia sulla propria pelle. E noi non possiamo fare altro che rispettare questa sua scelta, anche se ci fa paura e ci pone delle domande alle quali ognuno di noi risponderà secondo la propria inviolabile sensibilità. No trespassing, come direbbe Orson Welles in Citizen Kane, ogni essere umano si porta dentro un segreto invincibile, una maledizione intima, qualcosa di imperscrutabile, e nessuna indagine potrà mai chiarire il rompicapo dell’individualità.

Gabriel Ferrater ci ha lasciato dei versi bellissimi, bisogna provare gratitudine per i poeti, i veri poeti ci aiutano a non puzzare di banalità, almeno questo. Comunque sto già valutando vari profumi, varie essenze, anche a me piacciono le donne giovani, devono avere almeno la metà dei miei anni, altrimenti non potrei mai dire di avere trovato la mia metà, giusto no? Non fa una piega. Non fa una ruga. Ma no, sto scherzando, scherzo sempre, non riesco mai ad essere serio, forse è per questo che non mi toglierò mai la vita, ma forse un giorno mi aggiungerò la morte.

Comunque, per celebrare questo grande poeta vi lascio con due poesie che ho amato. Spero che vi piacciano.

IDOLI
Allora, quando stavamo distesi e
abbracciati davanti alla finestra
aperta sul pendio degli ulivi (due
semi nudi dentro un frutto che l’estate
ha spaccato con violenza e che si riempie
di aria) non avevamo ricordi. Eravamo
il ricordo che abbiamo ora. Eravamo
questa immagine. Gli idoli di noi stessi,
per la sottomessa fede del dopo.

ATTRAVERSO I TEMPERAMENTI
Alcuni pini troppo sensibili si contorcono
lasciando intendere come si sentano patetici
mentre compiono questo dovere lirico
di esprimere il vento, che pure giunge limpido.
Le radici scricchiolano sorde, e i rami
esultano di dolore per proclamare
che è grave che soffi lo spirito. Il vento,
quando esce dal bosco, è tutto marcio di lamenti.