Il nonprofit in Italia, Spagna, Europa, tira ferocemente dal punto di vista occupazionale ma non incontra ‘la gente giusta’, come è quella che viene dalle aziende, ha già maturato esperienze gestionali e parla inglese decentemente (livello B2).

Morale: nel settore non abbiamo ancora abbastanza professionisti per le richieste delle ong nostre partner. Verrebbe da dire che come sempre in Italia siamo tra il ridicolo ed il drammatico, se non fosse così anche in Spagna-dove vivo-ed altrove. Mi spiego meglio e vado al sodo. Tra i profili più richiesti ci sono:

– gli ‘amministratori di progetto’ di cooperazione allo sviluppo o di post-emergenza (umanitaria). Qui servono come il pane persone in grado di gestire il budget, la rendicontazione- e quindi dai ragionieri in su. Il direttore del nostro Master in Emergenza Umanitaria-e Direttore Finanziario di Amref, Lodovico Mariani, era un commercialista full time prima di ‘scendere in campo’.

– tra i Manager di Progetto, sempre di cooperazione internazionale, privilegiati gli ingegneri ed i laureati in economia, se con esperienze manageriali e non profit meglio, un terzo dei nostri studenti è over 40-45 e viene da esperienze manageriali in aziende ‘for profit’.

– i fundraiser sono ricercatissimi in tutto il mondo, negli Usa come in Europa. Perché? Perché, assottigliandosi i fondi pubblici, sono quelli che sempre di più assicurano la sopravvivenza finanziaria delle ong. Qui ci servono persone che vengano da un ambito comunicazione, marketing, web marketing e social media, pubblicità, business (come tanti ex manager, consulenti, business developer). Ma anche persone con background umanistico, con un approccio ‘educativo’ e capaci di inserirsi in realtà nonprofit molto ‘sociali’ in cui non si parla di “target/portafoglio clienti/remarketing” e tecnicismi vari, magari per campagne di sensibilizzazione, eventi, etc.

Per manager e consulenti, ad esempio, il Corporate Fundrasing tratta partnership sinergiche con le aziende for profit ed i loro manager, servono persone di standing adeguato. Idem per trattare con le fondazioni di erogazione, presentando loro progetti e soprattutto sapendone spiegare l’impatto sociale. Bisogna presentarsi bene, il ‘ragazzetto nonprofit’ con barbetta sfatta ed orecchino, con questi non attacca. Il Legacy Fundraising (lascito testamentario), fino a pochi anni fa in Italia dominio quasi esclusivo della Chiesa cattolica è in nettissimo aumento in Italia,  con 104 miliardi di euro l’anno ‘liberi’ da eredi e quindi potenzialmente disponibili per le nonprofit previsti al 2020 (Fonte: Fondazione Cariplo). Certamente un ambito di impegno utile per i tanti avvocati o con formazione giuridica, o psicologi. Invece il fundraising operativo su ‘Indivdual donors’ può giovarsi delle capacità analitiche proprie di chi ha fatto percorsi di statistica.

Nell’ambito dell’Emergenza Umanitaria servono come detto profili econcomici, ma anche logisti e ‘supply chain’. Molti nostri corsisti 30-quarantenni provenienti dalla logistica for profit partono direttamente dopo il diploma come responsabili logistie/o supply  in Sud Sudan o altri scenari critici, per una impegnativa ma bellissima carriera umanitaria. Abbiamo anche poliziotti, ex militari e protezione civile, gente che su campo ci sappia stare.

Insomma, non sappiamo più come dirlo: per cambiare il mondo, c’è tempo, spazio e… salari!

Per info anche: comunicazione@socialchangeschool.org e www.socialchangeschool.org

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