“In questi anni noi ci siamo frequentati poco. Ho letto su giornali che questa era una Leopolda in tono minore. Allora mi sono detto guardando questa sala piena: ma quanta gente c’è! Ma se ora siete così pochi, secondo i giornali, mi chiedo: quanti eravate negli anni scorsi?”. Esordisce così il ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel suo lungo intervento alla Leopolda, la kermesse fiorentina del Pd. Numerosi gli argomenti toccati: la violenza contro le donne, la sicurezza, la mafia e la lotta al terrorismo. “La parola ‘violenza’ evoca immediatamente una parola che è il suo antidoto: la sicurezza” – spiega Minniti – “Da questo palco consentitemi, anche a nome vostro, di ringraziare le forze di polizia di questo Paese. Grazie di cuore. Nelle nostre leggi, in questa legislatura, abbiamo coniato un concetto importante: la sicurezza è un bene comune. E la sicurezza si rivolge innanzitutto ai più deboli. Guardate, i ricchi non hanno bisogno di uno Stato che li difenda. Quelli che hanno i soldi si difendono da soli, non sono come quelli che vivono in periferia e non hanno i soldi per comprare un altro appartamento: se il posto dove stanno non gli piace, prendono un aereo e vanno da un’altra parte”. E aggiunge: “Se un partito come il nostro, che si chiama Partito Democratico, non sta più vicino ai più deboli e non sente che la sicurezza è una cosa sua, rischia di venire meno a un suo dovere fondamentale. Siamo qui a Firenze, una città dalla bellezza mozzafiato, dove Matteo è stato sindaco. E Matteo è innamorato di questa città, è innamorato, come tanti di noi, dell’Italia. Bisogna garantire la sicurezza ai cittadini senza negare la fruibilità delle nostre bellezze. Per questo non possiamo accettare che qualcuno ci dica di restare chiusi nelle nostre case! Questa è la sfida coi populisti“. Poi sottolinea: “Una grande democrazia non si fa condizionare dalla criminalità, sapendo che il nostro obiettivo non è di contenere la mafia ma di sconfiggerla. Nel nome di Falcone sono venuto qui per dirvi che li sconfiggeremo“. Minniti cita anche papa Francesco, poi rende omaggio al segretario Pd, con una stoccata agli scissionisti e alla sinistra: “Qui ci sono tanti giovanissimi. Rifuggite dalla politica intesa come una tragedia shakespeariana, magari di serie B, dove c’è sempre l’ombra incombente di quello che tradisce. La politica non è una competizione per la vita o per la morte. La politica è amicizia. So di apparire quasi retrò. Alla fine si rimane insieme. In questi mesi si sta lavorando con impegno e passione per un progetto unitario fondato sul Pd e capace di andare oltre lo stesso Pd. Questo sforzo unitario” – continua – “va considerato come un patrimonio straordinario per tutti noi. Uno sforzo che, per essere ancora più forte, ha bisogno di un Pd compatto. C’è bisogno di un grande gioco di squadra. All’ultimo congresso ho appoggiato convintamente Matteo. Non penso che ogni 3 mesi vada fatto un congresso. E se anche qualcuno volesse farlo, io continuerei sempre a sostenere Matteo. Non ho cambiato idea“.

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