Il 16 novembre saranno molti i nuovi film al cinema, ma cominciamo la settimana con il propedeutico The Paris Opera, evento in sala 13 e 14 novembre. Secondo degli otto documentari del ciclo I Wonder Stories (il primo era Manifesto con Cate Blanchett), dischiude minuziosamente i molteplici retroscena del grande teatro parigino, capitale di Opera e Balletto, partendo dai convenevoli con Hollande e le conferenze stampa fino alle prove orchestrali e quelle dei bambini della scuola di musica. È una boccata d’ossigeno quest’immersione totale nel mondo segreto di un coacervo di arti accessibile a pochi ma affascinanti da ogni punto di vista.

Un vero toro sistemato sul palco per il Mosé e Aronne, l’affanno dietro le quinte della prima ballerina durante il debutto, le prove di un giovane baritono russo fresco d’Accademia e le tante gatte da pelare per il direttore Stéphane Lissner, tra tagli fondi e cambi coreografici, tutto viene osservato dalla regia senza intrusioni. Metterà una gran voglia di scoprire l’Opera anche a chi non la conosce.

Proveniente dal Sundence, con sole 5 copie iniziali in Usa, The Big Sick ha incassato 435mila dollari, con una media schermo di 87mila, la più alta del 2017. Ora è a quota 53,5 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, su un budget di 5,5: un risultato fenomenale. Anche la critica ha abbracciato la storia di questo tassista Uber pakistano con ambizioni da stand-up comedian. Si ricalca la vera storia d’amore del protagonista Kumail Nanjiani con una ragazza americana. Navigando tra commedia e dramma alla malattia di lei, la sceneggiatura rimane equilibratissima. Estremamente realistico il flusso narrativo, sboccia con risate salutari e intelligenti ma non furbe (viva Dio), privo di lacrimoni facili è il film da non perdere. In più, con una Holly Hunter suocera irresistibile.

Ci avviciniamo a Hollywood con Jessica Chastain, eterea e determinata in La signora dello zoo di Varsavia. Antonina Żabińska, titolare col marito del più grande zoo polacco, ancora oggi esistente, nascose e salvò architettandone la fuga decine di ebrei durante l’occupazione tedesca. Il dramma letterario omonimo sulla storia vera, edito da Sperling & Kupfer, rivive nel corpo di una diva mai deludente. Tra gallerie popolate segretamente da famiglie perseguitate, animali zoologici spauriti, melodie al pianoforte come segnali contro le ispezioni, e l’ambiguo ufficiale nazista con la cattiveria inedita di Daniel Brühl, il film si sviluppa secondo i canoni dell’odierno biopic. Perciò tanto mainstream in esecuzione, pregnanza storica didascalica con sentimentalismo un po’ patinato, ma su tutti svetta una storia sconosciuta di eroi impensabili. Di nuovo alla filmografia sull’Olocausto si porta un affresco sull’amore per la vita di uomini e animali in lotta per un’armonia di pace.