La decisione di “dirottare le Grandi Navi” a Porto Marghera non può che essere accolta favorevolmente. Non è una decisione drastica, lascia aperti molti spiragli, è dilatata nel tempo, richiede ulteriori studi di impatto ambientale, sicuramente non accontenta i comitati del No, ma nemmeno viene incontro agli interessi commerciali più spinti.

E’ un compromesso di buon senso, che toglie le grandi navi dal bacino di San Marco senza estrometterle dalla laguna. Promette la rivitalizzazione del porto di Marghera, recuperando un’area altrimenti destinata al degrado, anche se rimane da trovare la soluzione più efficiente per trasportare i turisti a Venezia e occorre comunque salvaguardare la stazione marittima, che deve continuare a svolgere il proprio ruolo di terminal turistico.

Molte sono le variabili ancora da definire, primi fra tutti i parametri per l’accesso in marittima come pure le fonti di finanziamento per l’adeguamento​ delle strutture portuali di Marghera, ma mi sembra che le diverse istituzioni che hanno voce in materia abbiano intrapreso la strada giusta dopo anni di tira e molla.

Il mio giudizio è dunque sostanzialmente positivo, anche se più per il metodo che per la soluzione in sé, perché ritengo che la questione delle grandi navi non possa essere disgiunta da due temi strategici: la portualità dell’Alto Adriatico, fattore chiave di sviluppo economico, ed i flussi turistici a Venezia​, un fenomeno di massa apparentemente incontrollabile, dalle implicazioni complesse e sempre meno compatibili con la straordinaria bellezza, contestuale fragilità e dimensione della Venezia sull’acqua che la storia ci ha regalato.

Il “no al passaggio delle grandi navi” avrebbe necessitato forse di un più celere e complesso intervento ma, il nuovo Presidente del porto Pino Musolino, giovane e competente veneziano, e il ministro Graziano Delrio hanno avviato una nuova rispettosa vita per Venezia.