In Italia i “100 giorni” sono un appuntamento annuale per tutti gli studenti che si apprestano a sostenere la prova di maturità: ed è proprio una prova di maturità quella che Opel dovrà affrontare per tornare ad essere un’azienda con i bilanci in attivo. Sono passati 100 giorni dall’acquisizione del marchio tedesco da parte dei francesi di PSA e stamane è stato presentato, a tempo di record, un primo piano industriale per rimettere in carreggiata il marchio di Russelsheim (e Vauxhall, la sua emanazione inglese): si chiama “PACE”, acronimo di tante parole che rappresentano altrettanti buoni propositi. Fra questi i più importanti sono il ritorno alla profittabilità, che in Opel manca dal ’99 (da quell’anno e fino al 2016 la marca ha bruciato 19 miliardi di dollari), e l’efficientamento dei processi produttivi. In questo senso la fresca esperienza di Parigi sarà fondamentale, sia per raggiungere gli obiettivi economici, sia per limitare le emissioni inquinanti delle Opel del futuro.

Non giriamoci troppo attorno: la riduzione dei costi operativi sarà inevitabile (cifre precise sui tagli non sono state comunicate) ma l’azienda si è impegnata a mantenere in attività tutti gli impianti Opel/Vauxhall, pur con strategie di pensionamento anticipato, piani di uscita volontari e interventi sull’orario di lavoro. Un approccio necessario per far diventare PSA un nuovo gigante europeo dell’automotive e sbarcare anche in mercati di altri continenti. “Opel diventerà un marchio elettrificato” ha promesso Michael Lohscheller, numero uno del brand teutonico: ci saranno versioni ibride ed elettriche per ogni modello in arrivo. Il Gruppo aspira a ridurre la complessità e massimizzare le sinergie con Peugeot e Citroen.

Un punto su cui ha insistito molto Carlos Tavares, gran capo di PSA, è che Opel rimarrà un marchio tedesco: anche con tecnologia francese, l’ingegnerizzazione e lo stile saranno affidati per intero agli uomini della casa del fulmine. Rüsselsheim diventerà peraltro un centro di competenza globale per PSA, dedito allo sviluppo di celle a combustibile, di alcune tecnologie di guida autonoma e di sistemi di assistenza alla guida. La diversificazione stilistica e di posizionamento commerciale sarà necessaria anche per evitare cannibalizzazioni coi modelli omologhi di PSA. Il primo esempio in questo senso sono i suv 3008 e Grandland X, nati (prima del matrimonio con Opel) sugli stessi fondamentali tecnici parigini: entro il 2021 proprio le sport utility arriveranno a rappresentare il 40% del venduto Opel.

L’azienda vuole diventare globale: se fino ad ora la dimensione di Opel è stata esclusivamente europea, oggi il marchio è pronto a sbarcare in Asia, Medioriente e Sudamerica (entrerà in 20 nuovi mercati entro il 2022). Una prospettiva che non potrà fare a meno di una ristrutturazione della rete dei concessionari, la stessa che punterà a concludere “vendite più performanti” (meno Km 0 e prezzi più vicino al listino per generare margini di buon livello). Fondamentale per il risanamento sarà anche il volume d’affari generato da modelli storici come la Corsa (attesa nel 2019) e dai veicoli commerciali, come il Combo nel 2018, che saranno fra i primi ad arrivare sotto l’egida di PSA.