In Catalogna è in corso una nuova mobilitazione degli indipendentesti catalani, che dalle prime ore dell’alba stanno bloccando il traffico stradale e ferroviario della regione. I sindacati regionali hanno indetto per oggi una giornata di sciopero contro il governo centrale in risposta alla destituzione del governo catalano e per la liberazione dei detenuti politici arrestati. Al centro delle proteste, l’incarcerazione del governo catalano e dei famosi “2 Jordi“, i dirigenti delle associazioni indipendentiste Omnium cultural e Anc.

L’obiettivo dei manifestanti è bloccare le principali arterie che collegano Barcellona in entrata e in uscita: le autostrade Ap7 e A2 sono state le prime vie in cui il traffico è stato interrotto poco dopo le 6 del mattino, all’altezza di Borrassa vicino a Girona, e secondo La Vanguardia sarebbero una trentina le strade bloccate dai manifestanti in tutta la regione. Sempre a Girona, è bloccata anche l’alta velocità, dove i manifestanti hanno occupato le rotaie della stazione Renfe.

È invece regolare il servizio di trasporto pubblico, che ha fatto registrare solo pochi ritardi prima che la polizia facesse sgomberare i manifestanti dalle rotaie: lo riferisce El País, secondo cui lo sciopero generale sta avendo poco seguito. Secondo il quotidiano spagnolo infatti i comitati dei lavoratori del trasporto pubblico non hanno aderito alla protesta, e anche nel porto di Barcellona e nei distretti industriali l’attività prosegue nella normalità. Anche a Mercabarna, il quartiere di Barcellona dove il precedente sciopero del 3 ottobre scorso aveva avuto ampio seguito. Questo perché le sigle sindacali si sono divise sulle forme della protesta e quelle principali, Ccoo e Ugt, non aderiscono allo sciopero generale ma hanno organizzato una manifestazione in programma alle 18 e una protesta simbolica davanti a tutti i luoghi di lavoro.

Ieri, oltre 100 sindaci catalani hanno marciato a Bruxelles al fianco di Puigdemont, per manifestare il loro sostegno al presidente destituito, che si trova ora in libertà condizionata in attesa che i magistrati belgi si pronunciano sulla sua estradizione. “Non ci fidiamo più del governo spagnolo – ha detto Marta Madrenas, prima cittadina di Girona, la città del president destituito – siamo qui per fare un appello: Europa, per favore, aiutaci”