È stato comunicato da pochi giorni il cast del premio Pierangelo Bertoli 2017. A giudicare dai nomi, si prospetta un’edizione molto importante: a Francesco Guccini va infatti il premio Pierangelo Bertoli 2017; a Simone Cristicchi il premio Italia d’oro; ai Tazenda il premio A muso duro; agli Zen Circus il premio Per dirti t’amo.

Dall’intitolazione dei riconoscimenti si può capire come questa sia una delle manifestazioni più coerenti e meglio organizzate per la canzone italiana. Pierangelo Bertoli, la cosa è pacifica, è uno dei migliori cantautori che l’Italia abbia mai avuto: lo è per la forza dei suoi versi, per l’autenticità di scrittura, per la fermezza etica e l’aderenza creativa. Il punto di forza è quello di porre la sua arte musical-letteraria come esempio e “materiale pregiato”: l’opera degli artisti premiati annualmente deve rispecchiare la poetica del cantautore emiliano. La disciplina del premio consente di eleggere ogni anno artisti che si sono distinti nei vari filoni tanto cari alla sua poetica: è un modo intelligente e onesto di portarne avanti i valori artistici e umani. Come sarà comprensibile, infatti, per le manifestazioni di canzone di qualità questo genere di disciplina è fondamentale.

Ma come si organizza una manifestazione tanto accurata nel rispecchiare una figura di prim’ordine per la canzone d’autore? Parola a uno dei direttori artistici, Riccardo Benini, operatore culturale che da anni organizza eventi nell’ambito della canzone di qualità: “Quando ho proposto alla famiglia Bertoli di ideare e allestire un premio dedicato a Pierangelo, l’ho fatto perché sentivo io stesso la mancanza di un riconoscimento a un artista così autentico. Quindi, insieme ad Alberto Bertoli, abbiamo creato un evento vero, che assegna soltanto quattro riconoscimenti all’anno, ad artisti vicini alla personalità creativa di Pierangelo, che con i loro testi sappiano arrivare al cuore della gente. Si suona e si canta live, con la band “storica” di Pierangelo, diretta da Marco Dieci, che accompagna tutte le performance, sia dei giovani che di artisti affermati”.

Certo non è mai facile creare e portare avanti situazioni di qualità che sappiano anche riscuotere un riconoscimento di pubblico. Ancora Benini: “Credo sia importante far collimare le esigenze commerciali di un festival con la veridicità dello stesso. Io, personalmente, organizzo solo cose che mi piacciono, che mi entusiasmano, con tanta passione, che credo sia il requisito più valido per trasformare un progetto iniziale in un successo. Sotto questo aspetto, con Alberto mi trovo molto bene, perché lui è un passionale come me. Al giorno d’oggi è difficile intercettare il gusto popolare, perché i gusti cambiano molto, anzi troppo rapidamente. Per fortuna, Pierangelo Bertoli, a 15 anni dalla sua scomparsa, è ancora amato dalla gente con la stessa intensità di allora. Perché non si è mai “svenduto” alle facili mode del momento. Ha sempre cantato le sue canzoni per la strada e per questo il suo vento non smetterà di soffiare“.

A dirci quanto questo premio rispecchi la poetica dell’artista di cui porta il nome è l’altro direttore artistico, che delle canzoni e dell’uomo Bertoli si intende indubitabilmente; suo figlio Alberto: “Abbiamo fatto delle scelte precise: gli autori che non dicono niente di interessante – o che sono legati più al significante che al significato – difficilmente saranno con noi sul palco. Questo è un riconoscimento dove le personalità coinvolte hanno scritto quello che volevano scrivere, nonostante ciò non li abbia sempre favoriti nel loro percorso: l’importante è che la loro arte e verità abbiano vinto su tutto il resto”. Ma il Bertoli è anche un concorso per cantautori, e lì le cose seguono la stessa filosofia: “Si partecipa con proprie canzoni, di cui bisogna essere autori per lo meno del testo, esattamente come fu quasi sempre per mio padre. Poi, superata la prima fase della finale, ci si cimenta nell’interpretazione di un brano del repertorio bertoliano”.

È con estrema naturalezza, dunque, che il figlio Alberto riesce a declinare nella manifestazione la forza delle canzoni e dei valori che il padre gli ha tramandato: “Mio padre e mia madre hanno lasciato a me e ai miei fratelli la volontà e la forza di essere indipendenti, di avere un pensiero autonomo, che si avvale di quello che ha studiato e crea non necessariamente arte, ma anche la propria strada da seguire. L’indipendenza dai libri, dai professori, dai partiti, dai sacerdoti: questo tipo di qualità è un’eredità potentissima, da lasciare a chi possa amministrare in autonomia le ragioni della mente e del cuore”.

L’appuntamento a questo punto è per sabato 11 novembre alle 21 al teatro Storchi di Modena.