Una settimana dopo ‘Dirty oil’ a Catania e i collegamenti con ambienti della Libia sospettati di legami con l’Isis, anche la Procura di Napoli guidata da Giovanni Melillo scova e stana un giro di carburanti importanti illegalmente in Italia evadendo milioni di euro in Iva e in accise. La provenienza è diversa, i carburanti arrivavano dall’est Europa – Slovenia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia – ma i meccanismi fraudolenti sarebbero simili: finti rifornimenti a pescherecci stranieri – per lo più albanesi – nei porti di Giulianova e Vasto per coprire illecite destinazioni del carburante (che per la navigazione marina gode di esenzioni fiscali), trasporti di carburante in ‘nero’ con documenti alterati, e traffici di olio lubrificante (che può essere utilizzato come gasolio puro) introdotto in Italia in sospensione di imposta, girato a società ‘cartiere’ italiane o formalmente in transito in Italia con destinazione finale altri paesi comunitari (per lo più Malta e Cipro). Ma di fatto messo in commercio sul nostro territorio.

Tutti sistemi che secondo le indagini dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli agli ordini del colonnello Giovanni Salerno, per funzionare fino in fondo ha bisogno di distributori di benzina compiacenti e affiliati all’organizzazione. Un sodalizio che, come documentano gli accertamenti fiscali e societari, ha punti di contatto con la criminalità organizzata napoletana.

Una delle società finite nel mirino nell’ambito dell’inchiesta, la Petrol Power srl con sede legale ad Ardea (Roma), è infatti intestata a Ivan Di Carluccio, ritenuto un prestanome del clan camorristico Contini. Ivan è il nipote di Gerardo e Ciro Di Carluccio: quest’ultimo è considerato il riciclatore e cassiere della cosca, a capo di una holding con numerosi interessi economici, tra i quali la gestione di una rete di pompe di benzina. Nel gennaio 2014 il Gip di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di oltre 300 milioni di euro che ha interessato anche 41 distributori di carburanti tra la provincia di Napoli e il Molise.

Stamane la Finanza ha eseguito sequestri patrimoniali per oltre 17 milioni di euro nei confronti di persone fisiche e società accusate del contrabbando di prodotti petroliferi. Gli inquirenti hanno calcolato un danno per l’erario di oltre 20 milioni di euro. Sono 14 gli arresti eseguiti in flagranza di reato, e sono stati sequestrati circa un milione di litri di prodotto petrolifero e numerose pompe di benzina sparpagliate in diverse regioni. Circa 80 le persone indagate.

Ma il sistema scoperto dai pm di Napoli era in grado di frodare il fisco anche in altri modi. Con lo scopo di mettere in commercio benzina e gasolio a prezzi stracciati. L’automobilista era contento, percepiva il risparmio senza sapere che il supersconto alla pompa era il frutto dell’acquisto a monte del carburante in totale evasione Iva, grazie alla collaudata ‘frode carosello’: società cartiere italiane intestate a prestanomi italiani utilizzate come ‘bare fiscali’ per comprare, ma solo sulla carta, il carburante da fornitori nazionali che hanno già assolto l’accisa. Così si evade l’Iva – le cartiere attestano fittiziamente di essere esportatori abituali e quindi in regime di esenzione d’imposta – e si rivende a valle alle società intermediarie o alle stazioni di servizio il prodotto petrolifero a prezzi particolarmente bassi.