MOTHER! di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer. Usa, 2017. Durata: 90’. Voto: 4/5 (DT)

In un’apparentemente bucolica e isolata casetta a tre piani, immersa in un imprecisato bosco, la “madre” si sveglia esclamando “baby!”. In casa passeggia sinistro “lui”, marito della donna e scrittore bloccatosi a livello creativo. La cupa atmosfera di attesa diventa la semisoggettiva della “madre” che, con parecchi suoi primi piani in rapida successione di montaggio, ci fanno esplorare il set/ambiente casa senza mai far uscire la donna in esterni. La possibile ripresa dell’attività di scrittura di lui viene però interrotta dallo strano e invadente arrivo di un medico (Harris), che sembra cercare un bed and breakfast. Poi di ospiti ne arriveranno altri con il beneplacito di “lui” fino a un paio di invasioni di normalissimi esseri umani che porteranno il caos.

Al bando l’orrore di genere, l’effettaccio gore, o il ‘bu’ da dietro la porta, la mostruosità in Mother! risiede nell’invasione casalinga dalle sembianze quotidiane. Tavolozza cromatica imbevuta in incupiti gialli, marroni, arancioni e rossi, Aronofsky insuffla sensazioni e richiami di esoterico e sacro, nuclei figurativi venosi e carnosi pulsanti, incrostazioni sanguigne e materia che si distrugge zozza e incandescente per poi ricomporsi linda e pulita. Mother! è cinema spiazzante: allegoria metaforica, trip estetico, febbrile proiezione ad occhi aperti dell’inconscio, che spingono lo spettatore a cancellare i legami dal reale trasportandolo in un surrealismo ipnotizzante. Atteggiamento “autoriale” stilistico peculiare simile a quello febbrile di un Inarritu o un Cuaron (la seconda parte di Mother è tanto visivamente cuaroniana alla Figli degli uomini), compresa la percezione di un’apocalisse possibile in ogni attimo di film e che si scatena al semplice comando del regista creatore. Non siate impazienti e date tempo al film di montare e farsi nella sua interezza. Impossibile rimanere indifferenti.