La Procura di Lecce vuole continuare ad indagare su eventuali ritardi, omissioni, manipolazioni nella diffusione della Xylella, il batterio killer che sta uccidendo gli ulivi del Salento. Nonostante lo scorso 17 luglio siano scaduti gli ultimi sei mesi di proroga, i pubblici ministeri titolari dell’indagine, Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci hanno deciso di non chiedere l’archiviazione del fascicolo aperto nel 2015 chiedendo al gip di poter continuare ad indagare su tre dei dieci, tra ricercatori e funzionari, già iscritti sul registro degli indagati, quelli su cui maggiormente sarebbero emersi elementi tali da necessitare un ulteriore approfondimento.

Per tutti gli altri indagati invece quanto eventualmente sarà raccolto in questa nuova tranche d’indagine, non potrà essere utilizzato. Dopo l’estate gli investigatori della Forestale depositeranno ai Pm l’informativa finale sulla quale stanno ancora lavorando. L’ipotesi di reato resta quella di diffusione colposa di malattia delle piante, perché i due magistrati sono convinti della tesi finora sostenuta ovvero che il batterio killer non è arrivato casualmente nel Salento ma vi sia stato portato volutamente complice un mancato controllo da chi sarebbe dovuto essere preposto a vigilare con opportune tutele e non l’ha fatto.

La prima ipotesi degli inquirenti, nel 2015, era che le segnalazioni dei sintomi di disseccamento degli ulivi erano scattate dal 2004-2006 e poi nel 2008. All’inizio, però, si attribuirono le cause solo alla lebbra dell’olivo, per la quale, tra il 2010 e il 2012, erano stati anche avviati campi sperimentali “per testare prodotti non autorizzati” per combattere la malattia e per il diserbo degli oliveti con fitofarmaci. Nelle varie tappe anche i primi convegni italiani su Xylella, come quello nell’ottobre 2010 presso lo Iam di Bari.

Infine, le analisi, fatte svolgere dalla Procura su ulivi di San Marzano (Ta) e Giovinazzo (Ba), con gli stessi sintomi delle piante salentine avevano dato esito negativo. E per gli inquirenti questa era la prova per cui “la sintomatologia del grave disseccamento degli alberi di ulivo non è necessariamente associata alla presenza del batterio, così come d’altronde non è, ancora allo stato, dimostrato che sia il batterio, e solo il batterio, la causa del disseccamento”.

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