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Arresti ospedale Caserta, il pm “nei reparti dove si eseguivano interventi usati stracci sudici”

Il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone: "Quadro allarmante connotato da un’illegalità diffusa"
Arresti ospedale Caserta, il pm “nei reparti dove si eseguivano interventi usati stracci sudici”
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Senza “il benché minimo interesse per la tutela della salute de pazienti e la tutela degli interessi dell’ospedale di Caserta”. Così il gip di Santa Maria Capua Vatere scrive degli arrestati nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di 8 persone. Questo perché perfino nei reparti “in cui si effettuano interventi chirurgici venivano usati stracci sudici” e “già utilizzati per pulire gli esterni”. Locali “che dovevano essere puliti alla perfezione” e invece erano luridi. Il pm Barbara De Ponte, che ha condotto le indagini con l’aggiunto Carlo Fucci, ha spiegato anche che le lenzuola dei pazienti non venivano cambiate quasi mai.

“L’inchiesta sull’ospedale di Caserta che oggi ha portato all’arresto di sette persone, tra cui l’ex direttore sanitario Carmine Iovine, ha delineato un quadro allarmante connotato da un’illegalità diffusa e da una gestione personalistica delle gare d’appalto della struttura, che ha reso scadenti i servizi offerti agli utenti” ha affermato il procuratore capo Maria Antonietta Troncone. L’inchiesta ruota attorno alla figura dell’ex direttore sanitario dell’ospedale nonché funzionario di vertice Carmine Iovine, cugino del boss dei Casalesi, oggi pentito, Antonio Iovine; il “Iovine medico” è finito in carcere dopo che per ben due volte, nei mesi scorsi, il gip aveva rigettato la richiesta di misura cautelare a suo carico, mentre altre sei persone, tra dipendenti dell’ospedale e imprenditori che hanno vinto gare truccate, sono finite ai domiciliari.

“La circostanza ancora più grave – prosegue la Troncone – è che anche durante la fase in cui a gestire l’ospedale era la Commissione nominata dal ministero dell’Interno, Iovine e i suoi collaboratori creavano ad arte atti di controllo relativi all’andamento degli appalti aggiudicati; i controlli però non erano mai stati effettuati”. Il capo-centro della Dia di Napoli Giuseppe Linares, che ha coordinato le indagini, parla di una “lobby sanitaria in cui aziende del settore si dividono gli appalti in settori strategici come quelli dei servizi e danneggiano così gli imprenditori onesti e gli stessi utenti”.

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