“Togliere la sanità alle regioni non è la panacea di tutti i mali. Anzi” – Come spesso accade la quadratura del cerchio arriva dagli accademici. È tutto da vedere, però, se verranno ascoltati. “Il sistema sanitario ha dei problemi, ma si rischia di esagerarli anche perché rispetto agli altri sistemi di welfare del nostro Paese è probabilmente il sistema in miglior salute – è la premessa del professor Giovanni Fattore, Direttore del Dipartimento di Analisi delle politiche e management pubblico dell’Università Bocconi interpellato in merito da ilfattoquotidiano.it – La media degli indicatori però è il risultato di una variabilità abbastanza forte. Cioè il Paese dal punto di vista degli indicatori sanitari e della qualità dell’assistenza è sostanzialmente spaccato in due. Poi è chiaro che la mappa della qualità dei servizi è più complessa e all’interno delle regioni ci sono un sistema sanitario delle regioni del centro nord e uno del centro sud, malgrado siamo uno stato relativamente piccolo e che ha uno servizio sanitario nazionale”.

Non è credibile un sostanziale riaccentramento dei poteri in ambito sanitario. Lo Stato non è in grado. E nella peggiore delle ipotesi sarebbe un livellamento verso il basso

Quindi l’orientamento degli ultimissimi anni, soprattutto con questo ministro, “è stato di tentare un riaccentramento. Anche in parte con il referendum che aveva questa componente di ricentralizzazione. Io non penso che sia auspicabile perché anacronistica e non utile. Però è vero che il processo di decentramento degli ultimi vent’anni ha favorito regioni come quelle del centro nord che hanno la capacità di gestire autonomamente dei sistemi e ha invece penalizzato i sistemi del centro sud che questa capacità non l’avevano”, aggiunge. Tuttavia “non è credibile un sostanziale riaccentramento dei poteri in ambito sanitario nazionale. Capisco l’esigenza di omogeneizzare maggiormente il livello di qualità dei servizi e di salute della popolazione tra regioni – spiega – ma non può essere fatto in quel modo, non funzionerebbe, nella peggiore delle ipotesi sarebbe un livellamento verso il basso. E lo Stato nazionale non è in grado di fare questo tipo di gestione, il ministero della Salute non funziona perché è vent’anni che gira a vuoto, non ha pieni poteri, è diventato una struttura molto avulsa dal funzionamento reale degli ospedali, delle strutture sanitarie: sono vent’anni che non ha poteri completi e riesce a fare solo normative che vengono in parte disattese, in parte tradite in parte bloccate dal Tar piuttosto che dalla magistratura ordinaria”.

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Sanità, il buco nero di Asl e Regioni. “Ma riaccentrare tutto non ci salverà: Roma non è in grado”

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