C’è chi ha offerto un passaggio gratis, chi ha messo al sicuro i bambini e chi ha aperto le porte della propria casa: sono le storie di solidarietà dei cittadini di Manchester, persone che hanno dato una mano a chi si trovava in difficoltà, in una città nel caos dopo l’attentato all’Arena.

Il concerto di Ariana Grande era affollato soprattutto da bambini e ragazzi, che nella confusione si sono trovati soli in strada, lontani dai genitori. Alcuni di loro sono stati portati al sicuro da Paula Robinson, una signora di 48 anni, che al momento dell’esplosione era col marito alla stazione Victoria. Richiamata dal boato è corsa fuori, dove ha visto decine di ragazzine che correvano via spaventate. È riuscita a radunarne quasi cinquanta e le ha accompagnate al vicino Premier Inn, poi ha diffuso un appello tramite i social network, lasciando il suo numero di telefono per permettere ai genitori di contattarla e rintracciare le proprie figlie. I giornali l’hanno soprannominata “l’angelo di Manchester“, ma in realtà sono molte le persone che hanno cercato di dare una mano durante la notte.

L’Indipendent racconta la storia di Stephen Jones e Chris Parker, due senzatetto di 35 e 33 anni che dormivano nella zona intorno all’Arena, chiedendo l’elemosina per sopravvivere. Si trovavano lì durante l’esplosione e anziché fuggire hanno deciso di restare e dare una mano: Stephen ha estratto le schegge che avevano colpito alcuni bambini, ed è rimasto con loro fino all’arrivo dell’ambulanza. “Avevano bisogno del mio aiuto, non potevo tirarmi indietro – ha detto, intervistato da Itv News – è il mio istinto quello di aiutare gli altri”. Chris è rimasto vicino alle vittime, cercando di offrire, se non un aiuto, almeno un conforto: ha visto una donna morirgli fra le braccia e una ragazza perdere le gambe nell’esplosione. La comunità ha deciso di ringraziarlo, creando una colletta online che in poche ore ha raccolto duemila sterline.

Chi poteva, ha messo a disposizione la propria attività per aiutare le persone rimaste in strada: come AJ Singh, il tassista di origini indiane che ha offerto passaggi gratuiti fino all’ospedale. Sul vetro posteriore della sua vettura ha attaccato un cartello con scritto “Taxi gratis se hai bisogno“: in molti infatti avevano perso il cellulare, il portafogli e gli effetti personali, e dovevano arrivare in ospedale perché feriti o perché avevano perso qualcuno nel caos fuori dall’Arena. “Alcune persone erano ricoperte di sangue, piene di ferite” ha raccontato il tassista a Channel 4: “Sembrava una zona di guerra, uno scenario che non avrei mai immaginato di vedere con i miei occhi”. Non c’erano altri mezzi di trasporto per muoversi a Manchester a quell’ora. “Non importa chi si sia stato, a Manchester restiamo uniti quando c’è bisogno”. Non è stato l’unico: molti tassisti, inclusi i colleghi di Liverpool, si sono messi a disposizione della comunità: come Sam Arshad, intervistato dalla BBC. “È quello che rende Manchester una grande città, ci aiutiamo l’un l’altro in queste situazioni: c’erano persone terrorizzate, bambini soli”. Non solo i tassisti: anche i proprietari di hotel e locande, racconta, hanno accolto le persone gratuitamente per offrire loro un posto dove dormire e un piatto caldo.

Come era successo a Parigi e a Nizza con l’hashtag #portesouvertes, molti cittadini hanno offerto il proprio divano a chi non sapeva dove passare la notte, attraverso l’hashtag #RoomForManchester. Sono fioccati i tweet: “Se hai bisogno di un posto dove stare, io mi trovo a cinque, dieci minuti dall’Arena”. Nonostante il clima di paura, tanti erano disposti ad accogliere sconosciuti, addirittura ad andarli a prendere in macchina: “Offro coperte, divano, caricabatterie e té”.

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