Livorno non dimentica la strage del Moby Prince. Nel giorno del 26esimo anniversario, come tutti gli anni, si riuniscono i familiari delle vittime arrivati da tutta Italia e l’ormai storico striscione “Moby Prince 140 morti nessun colpevole” torna a sfilare per le vie della città toscana.

C’è il dolore, come quello di Paola Bruno che la notte del 10 aprile 1991 a bordo del Moby Prince ha perso un figlio, era un passeggero: “Tutto gli puoi levare nella vita a una persona ma i figli no. I figli mai. Vorrei un po’ di giustizia prima di morire. C’arriverò? Non lo so”.

Ma c’è anche una maggiore speranza di avere finalmente verità e giustizia grazie al lavoro tuttora in corso della commissione parlamentare d’inchiesta che sta indagando su tutto quello che avvenne quella notte di ventisei anni fa. Come afferma Angelo Chessa, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime 10 aprile: “Siamo molto più ottimisti perché da quello che dichiarano i commissari, i punti essenziali che hanno fino ad adesso affrontato ribaltano completamente le sentenze fin qui scritte dal tribunale di Livorno”. “Noi abbiamo dato fiducia alla commissione – conferma Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140 – sappiamo che la buona politica c’è, che il lavoro che stanno facendo è encomiabile, si sono avvalsi delle moderne tecnologie, ma tutto era già scritto, bastava leggerlo in maniera diversa”.

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