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Svizzera, chiusura notturna dei valichi per motivi di sicurezza: Farnesina convoca ambasciatore elvetico

La misura unilaterale del Canton Ticino è entrata in vigore il 1 aprile ed è stata motivata da ragioni di sicurezza. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione contro il provvedimento
Svizzera, chiusura notturna dei valichi per motivi di sicurezza: Farnesina convoca ambasciatore elvetico
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La Farnesina ha convocato d’urgenza l’ambasciatore elvetico Giancarlo Kessler, che verrà sentito sulla questione della chiusura notturna di tre valichi di frontiera (due in provincia di Como e uno in provincia di Varese). La misura è motivata da questioni di sicurezza dopo una serie di furti avvenuti nella fascia sud del territorio svizzero. Si tratta di un provvedimento unilaterale assunto dal Canton Ticino, entrato in vigore il 1 aprile in via sperimentale per sei mesi per impedire la libera circolazione ai cittadini e ai frontalieri italiani che lavorano in Svizzera.

L’Italia ha chiesto arrivare nel più breve tempo possibile al superamento delle procedure di controllo del casellario giudiziario, che si applicano nei confronti dei soli lavoratori transfrontalieri italiani e rappresentano una violazione dell’accordo sulla libera circolazione, come riconosciuto da parte svizzera. L’ambasciatore ha assicurato che da parte elvetica si sta operando per porre un termine a queste procedure, introducendo anche misure euro-compatibili.

Intanto martedì il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione contro la chiusura notturna dei tre valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga, e solo la Lega Nord ha votato contro il documento. “Non è l’unico provvedimento preso in maniera unilaterale da parte della Confederazione elvetica negli ultimi anni”, ha spiegato Alessandro Alfieri, consigliere regionale e segretario regionale del Pd, nonché firmatario della mozione. “Ecco perché il Consiglio regionale deve prendere posizione in maniera chiara, al fine di ripristinare procedure condivise fra i due Paesi. Abbiamo tutto l’interesse – ha proseguito Alfieri – a confermare un clima di collaborazione tra i due Stati e in particolare tra organismi giudiziari, forze dell’ordine e amministrazioni comunali di confine, per migliorare il presidio del territorio e la sicurezza delle comunità locali. Le decisioni non prese in maniera condivisa non aiutano a cogliere questi obiettivi”.

Sabato 1 aprile, giorno dell’entrata in vigore del provvedimento, 20 sindaci della zona hanno protestato in fascia tricolore a Cremenaga, per chiedere di rivedere una misura che ritengono penalizzante. “Vogliamo più sicurezza anche noi”, ha spiegato a La Prealpina il sindaco di Viggiù (Varese), Antonio Banfi. “Però la sicurezza non si ottiene chiudendo un cancello, ma con ben altre soluzioni”. E ha aggiunto: “Presidiare o chiudere i varchi non basta, perché si può passare dai boschi. E quindi, piuttosto che tirare il cancello di notte, servirebbero più risorse e forze dell’ordine italiane e svizzere sul territorio”. Poi ha concluso: “Noi dobbiamo ringraziare la Confederazione perché dà lavoro a 60mila italiani ma, nell’ottica della collaborazione, non ci si comporta così, perché sulla chiusura nessuno ci ha comunicato nulla”.

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