Sono dei vandali, coprire l’Arena di Verona è un crimine, un’idiozia totale”. L’ira furibonda di Vittorio Sgarbi giunge all’indomani della vittoria del progetto architettonico degli studi tedeschi Schlaich Bergermann e Gerkan Marg per coprire l’anfiteatro romano del capoluogo veneto. “Solo una mente malata poteva ideare una cosa del genere”, ha spiegato il critico d’arte al FQMagazine. “Farò di tutto affinché la mia protesta venga ascoltata dal Ministero. Non si toccano i monumenti storici. Pensavo che il progetto fosse stato abbandonato, invece sono riusciti ad arrivare in fondo. Che gli amministratori abbiano idee ridicole ci può anche stare, ma il peggio sono gli architetti che non si frenano di fronte a nulla”.

La copertura, seppur removibile, dello storico anfiteatro costruito nel primo secolo dopo Cristo era stata fortemente voluta dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, sia come intervento di protezione dalle intemperie che, secondariamente per permettere lo svolgimento delle date dell’opera lirica altrimenti cancellate dalla pioggia. “Il tempo a livello atmosferico è della vita degli uomini, se piove torni un’altra volta – continua Sgarbi -, se vai all’Arena di Verona vivi una sua dimensione che appartiene alla storia, chi l’ha ideata non ci ha messo un tetto”. A livello storico però esistono diverse testimonianze del cosiddetto “velarium”, una copertura mobile di tessuto, principalmente canapa, per i teatri romani. In alcuni scritti antichi di Lucrezio, Svetonio e Plinio, vengono citati dei velarium progettati per proteggersi da pioggia e canicola anche per due anfiteatri come il Colosseo di Roma e l’Arena di Nimes, in Francia.

Sono stati Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia Group, main sponsor dell’operazione restyling, e il sindaco di Verona, a rivelare i vincitori del concorso lanciato lo scorso marzo per selezionare la migliore copertura mobile per l’anfiteatro romano. 87 le proposte, consegnate in forma anonima, ed un vincitore definitivo: il gruppo Schlaich Bergermann Partner di Stoccarda, specializzati in consulenze ingegneristiche, insieme agli architetti Gerkan, Marg and Partners di Berlino. La soluzione tedesca, che porta a casa 40mila euro di premio, prevede un anello perimetrale che poggia sul bordo superiore del teatro e che consente di raccogliere i teli di copertura per un veloce mutamento di assetto. Al secondo posto con 20mila euro di premio il gruppo Vincenzo Latina Architetti (Siracusa) con una soluzione un po’ più “pesante” con tanto di cavi metallici a forma di reticolato per reggere la copertura sul tetto. Al terzo classificato (10mila euro di premio), che ha come capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura di Codogno (Lodi), sono presenti dei pali/sostegni accostati ai fronti esterni e il “telo” verrebbe raccolto al centralmente

Ora partirà il confronto con la Sovraintendenza e il Ministero dei Beni Culturali. Il costo del progetto vincitore è di 13 milioni e mezzo di euro. “Se abbiamo iniziato questo percorso è perché siamo in grado di finanziarlo. Magari lungo il cammino potrebbero aggiungersi anche altri, ma l’azienda è anche capace di fare da sola. L’importante è che il progetto sia valido e condiviso”, ha spiegato Veronesi di Calzedonia. “Quello vincitore è un progetto fantastico: le infrastrutture di sostegno praticamente scompaiono”, ha affermato il sindaco Tosi. “Spendiamo centinaia di migliaia di euro all’anno per la manutenzione dell’anfiteatro, esposto alla pioggia e agli agenti atmosferici. Con questo progetto li risparmieremmo”. I tempi previsti per la copertura, sempre a detta del primo cittadino scaligero, non sono però rapidissimi: se tutto va bene ci vorranno tre anni.

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