Maria Elena Boschi è un’altra. Dopo la batosta del referendum, l’ex ministro per le Riforme – ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio – ha abbandonato la televisione e i giornali. Non dichiara, non appare. Questa è la clausola che le ha imposto Matteo Renzi per rendere mediaticamente accettabile la promozione a Palazzo Chigi. Per far valere la nuova condotta, Renzi ha privato la Boschi persino del portavoce. Il bravo Luca Di Bonaventura, fautore delle strategie mediatiche di Maria Elena, andrà al fianco del ministro Luca Lotti. La Boschi dovrà svolgere in silenzio l’incarico di sottosegretario di Palazzo Chigi con poche deleghe (solo quella alle Pari Opportunità, che già aveva) e poco potere e poca autonomia, ma almeno una bella poltrona resta.

Al momento è riuscita a portare con sé la coppia di collaboratori che l’hanno assistita durante gli anni al ministero, ovvero Cristiano Ceresani e Roberto Cerretti. Per entrambi punta a ruoli più apicali, ma Paolo Gentiloni non è d’accordo. Anzi, ha creato una struttura parallelo che fa riferimento ad Antonio Funiciello, ex consulente di Lotti e ora capo staff. Il premier ha ammesso di aver richiesto la presenza della Boschi in un posto nevralgico dell’esecutivo e dunque non l’ha subita. Una mezza verità, l’altra è politicamente più sottile: senza un renziano a Palazzo Chigi, da Pontassieve l’ex premier avrebbe randellato l’attività di Gentiloni con maggiore costanza, dimostrando di esserne estraneo. In questo modo, affidato l’incarico di sottosegretario alla Boschi, non sarà possibile dissociarsi.

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