Anche George Michael se n’è andato. Tanti nel 2016, è già stato detto. David Bowie e George Michael hanno avuto un posto speciale nella mia strada, in momenti diversi della vita. Quando muore un cantante che con la sua musica ci ha regalato bei momenti e ci ha permesso di immortalarne altri è, con le dovute proporzioni, quasi come perdere una persona cara che ci ha accompagnato per una parte del percorso.

Ci sono cantanti e canzoni che stimolano e rievocano belle emozioni e cantanti e canzoni che permettono ad altre di fluire. Le emozioni, quelle reazioni affettive intense positive e negative che danno senso e colore alla vita, che quando si “accendono” come le spie di un manometro è perché, dentro, sta accadendo qualcosa di importante. A volte sembrano improvvise, ma hanno sempre una storia che si può ricostruire.

Si ascolta musica ad alto volume per reagire o compensare un’emozione negativa, oppure per estraniarsi dal mondo esterno o dalle proprie emozioni. Evitare un’emozione significa allontanarsi da se stessi e impedirsi di conoscersi o riconoscersi, a volte però siamo impegnati in altro e non possiamo soffermarci a riflettere, a sentirci, e quell’emozione esce dalla consapevolezza per andare a finire chissà dove e quando vogliamo riprenderla non sappiamo dove cercarla.

Allora ci mettiamo alla ricerca di stimoli che aiutino a riattivare le emozioni perdute. La musica appunto. Ascoltiamo Last Christmas degli Wham! o Starman di David Bowie o qualche altra melodia di un passato… passato.

La musica arriva al cuore, ai livelli più lontani di consapevolezza, senza filtri, in grado di riaccendere un interruttore. Ascoltiamo la musica per poter influire sulle emozioni e selezioniamo la musica in base alle emozioni: melodie coerenti con lo stato d’animo in corso.

Se l’umore è basso si cerca una musica malinconica da ascoltare, per rimanere sintonizzati con la propria emozione, attraversarla, comprenderne le origini, un brano malinconico aiuta a farla fluire, aiuta a piangere per liberarsene.

Qualcuno dice che la musica non cura. Forse no, ma è in grado di stimolare e rievocare emozioni, di farle fluire, e questo ha un grande potenziale curativo. La musica serve al musicista, quello che crea lo aiuta a rimanere in contatto con se stesso e a entrare in relazione con gli altri. Non basta per sopravvivere e molti musicisti e molti artisti muoiono presto, per sofferenze interiori che portano ad abitudini di vita malsane. La notorietà quando corrisponde a una percezione negativa di sé magari non sembra meritata e magari favorisce l’autodistruzione. La musica aiuta chi la crea, ma molto di più chi la ascolta.

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