Sotto assedio, chiusa nel suo ufficio con i fedelissimi, mentre tutto intorno rischia di venire giù. È il giorno più lungo e più difficile per Virginia Raggi, dopo l’arresto di Raffaele Marra. Due parole ai consiglieri – scuri in volto -, una conferenza stampa di pochi minuti e senza domande, solo per chiedere scusa e spiegare che “l’amministrazione va avanti con serenità”. Poi anche il calvario di un consiglio comunale sul bilancio di previsione che regala alle opposizioni l’occasione d’oro per contestarla e che lei è costretta a disertare. Ma l’ammissione di colpa a favore di telecamere non basta per placare la tempesta. Così come non basterà rimpiazzare rapidamente Marra con un dirigente dal curriculum irreprensibile per cancellare gli ultimi sei mesi di potere di quello che ormai veniva definito il “sindaco ombra” della Capitale: in Campidoglio hanno già cominciato a cercare un sostituto, si fa il nome di Gabriella Acerbi, attualmente al dipartimento per la razionalizzazione della spesa, che ha il merito di essere stata in passato nemica di Salvatore Buzzi e di Mafia Capitale. Servirà per salvare l’amministrazione di Virginia Raggi e del Movimento 5 Stelle a Roma.

Quando si diffonde la notizia dell’arresto, in Campidoglio non c’è praticamente nessuno. Solo i carabinieri che stanno perquisendo l’ufficio del capo del personale del Comune. I big romani del M5s, invece, sono in Consiglio metropolitano, dove cala il gelo: sguardi cupi, mani nei capelli. Le conseguenze politiche dell’arresto sono chiare a tutti. E nessuno parla. Solo il capogruppo Paolo Ferrara smozzica qualche parola di circostanza: “Siamo tranquilli, lo sostituiremo e andremo avanti”. Intanto anche la Raggi è arrivata in Comune, dove si chiude in stanza con i suoi collaboratori più stretti per decidere il da farsi. Un incontro a cui fino a ieri avrebbe partecipato anche Marra. La linea che passa è ammettere l’errore e sostituire il capo del personale al più presto: solo su questo sono tutti d’accordo. “Marra era già un dirigente e noi ci siamo fidati, probabilmente abbiamo sbagliato”, spiega la sindaca con al fianco il vice Daniele Frongia.

Ma il discorso di scuse (“Mi dispiace nei confronti dei cittadini romani, nei confronti del M5s e di Beppe Grillo che aveva sollevato qualche perplessità”) non basta. Il malcontento fra i parlamentari, a partire da Roberta Lombardi, è sempre più forte. Ed è quello che ora pensano in tanti anche all’interno del suo gruppo in Comune. “Questa vicenda avrebbe potuto non toccare la nostra amministrazione”, riflettono nell’ambiente dei 5 stelle. “Marra era solo un dirigente capitolino. Almeno per noi”. Non per la sindaca, però, che gli aveva sempre assegnato poteri e funzioni ben oltre il ruolo ufficiale di Direttore del dipartimento del personale, difendendolo in più occasioni. “Noi l’avevamo detto, la colpa è solo sua. D’ora in avanti le cose dovranno andare diversamente”, ragionano i più critici, lasciando intravedere una sorta di commissariamento.

C’è ancora un futuro però, almeno per il momento. E allora ecco che negli uffici di Palazzo Senatorio sono già al lavoro per trovare un sostituto di Marra: la Acerbi, appunto, ex capo del Dipartimento delle politiche sociali, sgradita a Buzzi e alla macchina di Mafia Capitale che si adoperò per farla trasferire perché “poco disponibile” (le stesse parole, ma al contrario, usate in un’intercettazione proprio da Marra). In Campidoglio puntano a una figura di alto profilo per rimediare al danno di immagine provocato dal funzionario arrestato: in questo senso la Acerbi, diventata simbolo di un’amministrazione che resiste alla corruzione, sarebbe l’ideale. Ammesso che accetti: quella di capo del personale è diventata una poltrona che scotta. Non a caso nell’ultima rotazione dirigenziale nessuno aveva fatto domanda per quella posizione.

Intanto la giunta vacilla e tutto il resto passa in secondo piano. Anche il consiglio comunale, che avrebbe dovuto discutere il fondamentale bilancio di previsione 2017, da approvare tassativamente entro il 31 dicembre. Invece pure l’assemblea viene travolta dal caos, con il Pd e le opposizioni che protestano e chiedono la presenza della sindaca, gridando di tutto, e i rappresentanti del Movimento 5 stelle troppo tramortiti per reagire. Alla fine il presidente De Vito è costretto ad espellere i consiglieri democratici e a sospendere la seduta. Il consiglio comunale si chiude con l’aula Giulio Cesare che grida “Onestà, onestà” e questa volta non con la voce dei Cinquestelle. La Raggi non si fa vedere, ma le urla la raggiungono dentro al suo ufficio.

Twitter: @lVendemiale

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