“Io sono una persona seria. Se volevo mentire o truffare non avrei mai messo nel mio curriculum diploma di laurea, ma avrei scritto laurea e basta”. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli dopo un paio di giorni di polemiche finalmente esce allo scoperto sulla questione nominalistica dei suoi titoli professionali nel curriculum (diploma, diploma di laurea, laurea). “Posso aver commesso una leggerezza, ma finire sotto accusa in questo modo davvero non me lo sarei mai aspettato”, “comprendo tutto, ma sono veramente sconcertata da tanta aggressività” dice la Fedeli in un’intervista a Fiorenza Sarzanini, sul Corriere della Sera.

Fedeli spiega che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni le ha espresso “piena fiducia“, ma gli attacchi bruciano “soprattutto per una come me che ha sempre fatto la sindacalista e non ha mai sfruttato nulla. Lo voglio ripetere in maniera chiara: questo titolo non l’ho mai usato, non mi è mai servito. Nel 1987 c’è stata la possibilità di farlo equiparare, ma io già facevo la sindacalista, avevo preso una strada completamente diversa”. “Spero – conclude – di potermi occupare della scuola, dei problemi veri. Di questo voglio parlare, degli studenti, degli insegnanti, di quello che si deve fare per far funzionare la pubblica istruzione”.

Certo, insospettisce che l’attacco sia partito da un’area particolare, cioè da Mario Adinolfi e per riflesso da Massimo Gandolfini, cioè i due punti di riferimento del Family Day. “Loro mi detestano per essermi schierata contro – aveva detto un paio di giorni fa, all’inizio della polemica – per aver difeso la teoria del gender ed evidentemente non possono accettare che mi occupi di scuola. Eppure per me parla la mia storia politica, io sono sempre stata seria e coerente nell’affrontare i problemi. E lo farò anche adesso, senza farmi intimidire”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione corregge il titolo di studio: da “diploma di laurea” a “diploma”

next
Articolo Successivo

Valeria Fedeli non è (più) laureata, ma resta ministro

next