In un Paese dove la giustizia conti qualcosa ci si aspetterebbe che un difensore dei diritti umani condannato in primo grado a nove anni di carcere sia assolto, che il tribunale ammetta l’errore e stabilisca un risarcimento. Ma qui stiamo parlando dell’Arabia Saudita.

Il 1° dicembre la corte d’appello antiterrorismo di Riad ha addirittura aumentato la pena di Issa al-Hamid. Invece di nove anni, dovrà scontarne 11 seguiti da un divieto di viaggiare all’estero di analoga durata. Invece di ottenere un risarcimento, dovrà versare nelle casse del regno 100.000 rials, oltre 25.000 euro.

Issa al-Hamid è il fondatore dell’Associazione saudita per i diritti civili e politici. Dal 2013, quella che era l’unica organizzazione indipendente per i diritti umani dell’Arabia Saudita è stata chiusa e i suoi membri via via arrestati e condannati. Anche due fratelli di Issa al-Hamid, Abdullah e Abdulrahman, sono in carcere per aver difeso i diritti umani.

La condanna in appello di Issa al-Hamid è l’ennesimo attacco delle autorità saudite contro i diritti umani. Di quanto la coalizione guidata da Riad sta facendo nello Yemen abbiamo più volte scritto, così come della garanzia completa d’impunità messa a disposizione dagli alleati occidentali.

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