Primo stop alla legge anti-aborto in Polonia. I conservatori al potere hanno respinto, nel voto di oggi in commissione parlamentare, la proposta di legge che punta a vietare completamente l’interruzione di gravidanza volontaria. La prima bocciatura arriva a 48 ore dalla grande mobilitazione di piazza e dallo sciopero indetto contro il testo di legge dei giorni scorsi. Il voto dunque sembra far trasparire un ripensamento del partito Diritto e Giustizia (PiS), finora favorevole alla proposta. “IL PiS è sceso a patti con la sua coscienza perché ha paura che le donne scendano per le strade” a protestare, ha detto l’ex premier liberale Ewa Kopacz, membro della Commissione Giustizia, sottolineando però che “la battaglia non è finita”, poiché è necessario che il ‘no’ alla proposta di legge sia approvata dall’assemblea dei deputati.

Secondo stime prudenti della Polizia, sono state circa 100mila le persone che hanno partecipato alle manifestazioni e alle marce organizzate in tutto il Paese, in occasione del “lunedì nero” e dello “sciopero delle donne”, organizzati dagli oppositori al divieto dell’interruzione volontaria di gravidanza. Già il giorno dopo le proteste, un primo passo indietro si era percepito dalle parole della premier Beata Szydlo, che aveva tenuto a sottolineare qui la proposta era un’iniziativa popolare (in particolare da parte di organizzazioni “pro vita”) e non una proposta governativa. “Il governo non ha lavorato né lavorerà su una legge in vigore cambiando le attuali disposizioni in materia di aborto”, aveva detto.

La legislazione sull’interruzione volontaria della gravidanza in Polonia è già una delle più restrittive in Europa. Frutto di un compromesso tra la Chiesa e lo Stato che risale al 1993, la legge autorizza le donne ad abortire solo in tre casi: incesto o stupro, gravi patologie del feto o rischi per la vita o la salute della madre. Il progetto di legge vorrebbe stralciare queste eccezioni, vietando completamente l’aborto.

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