Un’istruttoria per capire quali dati Whatsapp, chat di proprietà di Facebook, abbia messo a disposizione del social network. E soprattutto, se lo abbia fatto col consenso degli utenti. La richiesta del Garante per la protezione dei dati personali nasce dalla modifica della privacy policy effettuata da WhatsApp a fine agosto che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti della chat, anche per finalità di marketing. Una richiesta che arriva a pochi giorni dalle osservazioni dell’Antitrust, che ha chiesto alla piattaforma social informazioni sulle modifiche sull’uso dei dati raccolti con la chat – sua controllata, acquistata nel 2014 – e in particolare la possibilità di usare i dati della chat su altri servizi Facebook.

Nel caso del Garante italiano la richiesta è “di conoscere nel dettaglio: la tipologia di dati che WhatsApp intende mettere a disposizione di Facebook; le modalità per l’acquisizione del consenso da parte degli utenti alla comunicazione dei dati; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy, considerato che dall’avviso inviato sui singoli device la revoca del consenso e il diritto di opposizione sembrano poter essere esercitati in un arco di tempo limitato”. Il Garante ha chiesto inoltre di chiarire “se i dati riferiti agli utenti di WhatsApp, ma non di Facebook, siano anch’essi comunicati alla società di Menlo Park, e di fornire elementi riguardo al rispetto del principio di finalità, considerato che nell’informativa originariamente resa agli utenti WhatsApp non faceva alcun riferimento alla finalità di marketing”.

Ma non c’è solo l’Italia a inoltrare richieste al social network: il garante per la privacy della città-regione di Amburgo, Johannes Caspar, ha infatti vietato a Facebook di raccogliere nuovi dati dei circa 35 milioni utenti tedeschi di Whatsapp e di cancellare quelli già raccolti. Per l’authority gli utenti tedeschi della chat devono poter decidere da soli se collegare il loro account a Facebook. Il divieto vale “da subito”, in attesa che il social network presenti ricorsi presso un tribunale di Amburgo. In caso di mancata osservanza, l’authority – facendo leva sul fatto che la rete sociale statunitense elabora i dati in tedesco nella città anseatica – può infliggere multe. Caspar ha inoltre aggiunto di voler cercare un coordinamento con le authority di altri paesi europei per impedire il passaggio di dati dall’app verde a Facebook.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

‘Sei un giornalista? Fai schifo’, perché la gogna grillina è un pericolo e un alibi per la stampa

next
Articolo Successivo

Elezioni Usa 2016, per me è Donald Trump il vero vincitore del dibattito tv

next