Se al posto di Oriana Fallaci e dei soliti romanzi rosa, ambientati in qualche harem sperduto, si cominciasse a spendere soldi nella traduzione di autori arabi che hanno scritto di filosofia, religione e storia, forse risolveremmo alcune delle incomprensioni che abbiamo verso il mondo arabo-islamico. Questo è, chiaramente, un invito agli editori e non solo.

Infatti, i lettori hanno un ruolo importante: quello di spingere dal basso, nelle loro librerie e leggendoli, i libri di autori arabi. In Italia, per fortuna, ci sono molti romanzi di autori arabi tradotti in italiano. Un romanzo ci fornisce l’accesso a un mondo e a un punto di vista che è spesso diametralmente opposto al nostro. Però dobbiamo andare più in profondità, ed è per questo che abbiamo bisogno di saggi di autori arabi, che spaziano dalla filosofia alla storia, per risolvere alcuni nostri problemi di rappresentazione del mondo arabo e islamico.

Conoscere la Storia (la scrivo con la S maiuscola per dare peso e autorevolezza a questa parola bistrattata) degli arabi ci aiuterebbe a isolare le schiere di commentatori e osservatori che piegano la Storia degli altri, in questo caso degli arabi, finendo nelle acque del revisionismo e del complottismo più ottuso. Prendere seriamente la vasta produzione culturale degli arabi avrebbe influssi benevoli nel nostro sguardo sul medioriente: siamo ostinatamente alla ricerca dei buoni e dei cattivi. Spesso, nella nostra osservazione appiattita, i buoni sono quelli che hanno qualcosa in comune con noi: magari la laicità, amen se fanno fosse comuni; cantano Bella ciao, che importa se compiono pulizia etnica o confessionale.

Invece dovremmo guardare alle sfumature di un mondo complesso che ci pare in tumulto e avvolto nel caos, magari iniziando a riannodare a un filo gli eventi che ci hanno portato allo scenario odierno. Il fatto di lasciare che gli arabi si raccontino, e non vengano sempre raccontati, potrebbe essere un bene anche per quei musulmani europei che spesso non conoscono altro che l’Islam europeo, senza conoscere la realtà o la storia dei loro paesi d’origine. Questo mi induce a pensare che sarà sempre meglio leggersi un libro di storia di un autore arabo, piuttosto che Oriana Fallaci.

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