Documenti sull’attività svolta da Giulio Regeni per conto dell’università di Cambridge. Sono arrivati alla procura di Roma a seguito della rogatoria partita dopo la trasferta del 6 giugno del pm Sergio Colaiocco che indaga sul caso del ricercatore friulano trovato cadavere il 3 febbraio lungo l’autostrada che collega il Cairo ad Alessandria d’Egitto. Una seconda tranche di materiali arriverà nei prossimi giorni dal College di Girton, altra struttura dell’università britannica nella quale studiava Giulio.

Giovedì pomeriggio, poi, prenderà il via la due giorni di incontri tra i magistrati italiani e quelli egiziani. Al vertice parteciperanno, per l’Italia, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e il sostituto Colaiocco. Per gli egiziani saranno presenti il procuratore generale, Nabil Ahmed Sadek, e il team di quattro magistrati che si occupano del caso. Le riunioni, per motivi organizzativi e di sicurezza, si terranno alla Scuola di polizia di via Guido Reni, nella struttura dove si tenne il precedente incontro tra autorità giudiziarie, avvenuto il 7 aprile scorso.

Sono previste tre sessioni di lavoro, tra giovedì pomeriggio e venerdì. Il vertice ripartirà dai risultati non certo esaltanti del primo incontro romano. I magistrati italiani attendono risposte dai collegi del Cairo e fondamentale sarà lo scambio di atti legato alle richieste arrivate tramite rogatoria a cominciare dai dati sulle celle telefoniche. Il tema era stato motivo di rottura nel precedente incontro.

Dal canto loro, i magistrati italiani consegneranno ai loro omologhi egiziani le ultime verifiche tecniche effettuate sul contenuto del pc di Regeni e alcune informazioni relative alle sue frequentazioni e ad aspetti della sua vita privata nel periodo compreso tra la fine del dicembre 2015 e il 4 gennaio 2016, quando Giulio rientrò in Italia per le festività natalizie prima di fare ritorno al Cairo.

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