Vincendo a Milano, Giuseppe Sala salva Matteo Renzi e se stesso. Salva il premier perché se il Pd avesse perso anche sotto la Madonnina sarebbe stato il disastro totale. Così lo è un po’ meno, vista la débâcle di Roma. Sala era il candidato di Renzi, ora ne è il ponteggio. Ma, dicevo, Sala salva anche se stesso. Dalle zone buie di Expo. L’ex mister Expo, da Palazzo Marino, potrà continuare a glorificare la manifestazione senza rispondere e fare definitiva chiarezza sui conti della stessa. Non solo. In quell’area passa una fetta fondamentale dello sviluppo di Milano: Sala giocherà in casa.

Beppe ha vinto mettendosi sulla scia arancione di Pisapia ma abbandonerà presto quel percorso, perché il renzismo non ammette la freccia a sinistra: la rivoluzione arancione è appannaggio di un “nemico” di Renzi, quel De Magistris che sfonda a Napoli ed è pronto a un ruolo strategico nel sud. A sinistra.

La rete del neo sindaco milanese, cammin facendo, si irrobustirà al centro per sottrarre maglie a Parisi. Ripeto, l’esperienza arancione non è nei piani del renzismo, ma non lo potrà essere nemmeno per il suo nuovo luogotenente al nord. Quel nord che sta cambiando pelle, se si pensa che la Lombardia ha capoluoghi tutti in quota centrosinistra.

Veniamo così a Parisi. Ha perso, è vero ma di poco. Quindi potrebbe ripartire subito, guardando oltre i banchi della leadership consigliare. Perché nel campo del centrodestra tradizionale è l’unico uomo nuovo, la sola faccia inedita su cui sia possibile una ricostruzione. Per farlo, dovrà pensionare l’establishment storico, da Romani a La Russa riducendo lo stesso Salvini (il cui unico candidato nelle città importanti, la Borgonzoni a Bologna, non sfonda). Parisi è nelle condizioni di usare questa sconfitta di misura per rimettere insieme una Cosa di centrodestra, sapendo che il suo rivale più competitivo è il movimento Cinquestelle, il quale troverà presto nella Milano della Casaleggio & associati un leader di peso per Palazzo Marino e Pirellone. Il risultato dei ballottaggi dimostra che se il popolo di centrodestra è disponibile a convergere sul candidato grillino, lo stesso non accade in direzione opposta. E il motivo è semplice: il centrodestra sconta due peccati, uno anagrafico l’altro inciucista o del Nazareno.

Scrivevo prima che sia Parisi che Sala si contenderanno quella porzione di voto moderato che a Milano, in Lombardia, al nord sono essenziali per vincere. E non col modello ruspa (modello che per esempio Zaia non conosce).

La vittoria di Beppe Sala è il salvagente di Renzi. L’unico che gli resta per non finire sott’acqua. I due parlano la stessa lingua. Mister Expo potrà rappresentare il nord per conto del “suo” capo partito e sappiamo quanto il nord sia simbolicamente carico di significato politico. Quel nord segnato a lungo dal binomio Berlusconi-Bossi, i cui eredi non sono stati all’altezza. Salvini perde la “sua” Milano e perde persino la storica roccaforte della Lega, cioè Varese. Quella Varese dove Maroni, ex ministro ora presidente della Regione, ha racimolato appena poco più di trecento voti. Perché – e chiudo – se è vero che il Matteo fiorentino piange, è altrettanto vero che la ruspa dell’altro Matteo s’è rivelata un flop.

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