Il re, vestito di porpora e d’ermellino, sedeva su un trono molto semplice e nello stesso tempo maestoso. ‘Ah, ecco un suddito’, esclamò il re appena vide il piccolo principe. E il piccolo principe si domandò: come può riconoscermi se non mi hai mai visto? Non sapeva che per i re il mondo è molto semplificato. Tutti gli uomini sono dei sudditi.

Il re de Il piccolo principe di Saint-Exupéry ha sempre più le sembianze di Matteo Renzi. “Quel re” della finzione letteraria diventato “questo re” della realtà politica. Gli uomini continuano a rimanere sudditi. “Nessun Paese al mondo dà al Presidente del Consiglio la scarsità di poteri che dà la nostra Costituzione… Per chi non se ne è accorto, per gli archeologi travestiti da costituzionalisti, segnaliamo che questa parte della Costituzione non è stata cambiata”, ha detto il premier all’ultima direzione del Pd.

Segnalando più che la risaputa scarsa stima nei confronti degli archeologi, l’insofferenza al dissenso. A chi, argomentando, tenti di esprimere un pensiero divergente. Accade all’interno del suo partito, accade nel governo e in Parlamento, accade con le organizzazioni sindacali e più in generale con le parti sociali. Accade, questa volta, con molte delle voci che hanno animato la manifestazione nazionale romana del 7 maggio “Emergenza cultura”.

La colpa? Aver affermato che il ddl costituzionale sia un errore. Una sostanziale sottrazione alla democrazia. Aver sottolineato che riformare il Senato sia inutile e dannoso. Il bicameralismo legislativo ha offerto tante volte una garanzia, con una delle due Camere che riparava ai danni dell’altra. Un’opinione questa, come quella di Renzi, d’altra parte. Non è così, evidentemente. Le critiche non sono ben accette, tantomeno se provengono da un mondo come quello della cultura, che Renzi contrasta tenacemente. Forse anche perché continua a rimanerne escluso. Conseguenza naturale per chi non sembra avere grande dimestichezza con il latino, e anche con inglese e francese non sembra cavarsela meglio.

Ma davvero il punto è che a muovere critiche siano stati “archeologi travestiti da costituzionalisti”? Che insomma a dissentire siano stati non addetti ai lavori, ma semplici “difensori del codice di Hammurabi”? Evidentemente sembra proprio di no. Non era andata meglio, non va meglio, ai costituzionalisti di diritto. A quanti, ad esempio da “Libertà e Giustizia” hanno più volte, stilato documenti contro questa riforma scellerata.

D’altra parte perché mai gli archeologi, già mortificati da riforme e riorganizzazioni, dovrebbero occuparsi della Costituzione, pensa Renzi. Perché “chi difende quello che ha trovato in uno scavo” dovrebbe preoccuparsi di una Riforma della Costituzione? Spiegare che anche gli archeologi sono parte del Paese, temo sarebbe complicato. Quasi impossibile avere la dovuta attenzione. Ma non è consuetudine averne. Lo si è visto anche in occasione della manifestazione “Emergenza cultura”. Piuttosto, un dubbio, considerando l’assiduità con la quale il premier ha avuto modo di occuparsi di archeologi e archeologia. Che si tratti di una sorta di psicosi?

“Il re teneva assolutamente a che la sua autorità fosse rispettata. Non tollerava la disubbidienza. Era un monarca assoluto. Ma siccome era molto buono, dava degli ordini ragionevoli”. E’ di conforto sapere che il re di Saint-Exupéry sia, a dispetto delle apparenze, così diverso da Renzi. Quello almeno “dava degli ordini ragionevoli”.

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