“A mio cugino Mustafa, morto sotto tortura in un carcere in Siria. A tutti i ragazzi morti insieme a te”. Si apre con queste parole ‘Esilio dalla Siria‘, l’ultimo libro dello scrittore italo-siriano Shady Hamadi. “La Siria non sono solo i migranti che si ritrovano a Idomeni o i siriani uccisi dall’Isis. Io ho tentato di raccontare la Siria vista da un figlio di questa terra“, spiega l’oppositore del regime di Assad durante la presentazione alla libreria Feltrinelli di Milano. Insieme all’attivista 28enne anche Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, testata su cui Hamadi ha un blog. “Interpretare la realtà con gli occhi della religione è sbagliato – sostiene Gomez -. Quando mi sento dire ‘non è vero che tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani‘, ribatto che lo stesso discorso si potrebbe fare rispetto ai siciliani e alla mafia”. Una sala affollata alla libreria in piazza Duomo ascolta l’autore di ‘Esilio dalla Siria’ mentre il discorso vira da note personali – come il ricordo del cugino ucciso pur non essendo oppositore politico – a incontri con gli intellettuali del mondo arabo. “Un famoso scrittore siriano mi ha raccontato che Antonio Gramsci è lettissimo in Siria perché ‘aiuta’ gli arabi a ragionare su rivoluzione e libertà”. Non a caso, Shady Hamadi ricorda come, in Italia, grandissima solidarietà gli sia stata sempre data dagli ottantenni “perché loro hanno ancora nelle orecchie il ronzio che fanno le bombe”

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