Il 25 novembre e l’8 marzo, i congedi dal lavoro per motivi di violenza, sono stati sbandierati come una conquista da molte parlamentari ma, per il momento, sono un diritto che resta sulla carta. Ieri sia la  Cgil che D.i.Re hanno protestato. I congedi per le donne vittime di violenza introdotti nel decreto attuativo del Jobs Act (D.lsg. 80/2015) lo scorso mese di settembre, sono ancora lettera morta e resteranno un diritto virtuale fino a che l’Inps non emanerà la circolare applicativa.

Roma, Piazza del Popolo illuminata di rosso contro la violenza sulle donne

Da mesi, l’Inps promette ma poi, procrastina l’attuazione del decreto. I motivi non si comprendono e forse sono legati al travagliato avvicendamento avvenuto ai suoi vertici, nei mesi scorsi, o chissà. Resta il fatto che le donne che ne avrebbero diritto, le lavoratrici dipendenti pubbliche o private e quelle a progetto, sono ancora in attesa della circolare attuativa. Il decreto è stata un’importante innovazione in Italia, per la prima volta si prevede che le donne inserite in percorsi di protezione per motivi di violenza, possano chiedere il congedo e assentarsi dal posto di lavoro per un periodo massimo di tre mesi, interamente retribuiti. E’ anche prevista la possibilità di sospendere il rapporto di lavoro o di trasformarlo da tempo pieno a part-time e di riconvertirlo in contratto a tempo pieno, una volta finita l’emergenza. Finalmente un aiuto concreto per le donne che si allontanano da casa per tutelare se stesse e i figli, se ne hanno.

Molte sono costrette ad assentarsi dal posto di lavoro, sia perché è un luogo conosciuto dall’autore del maltrattamento e potrebbero essere facilmente rintracciate o perché, in alcuni casi, è addirittura necessario l’allontanamento dalla loro città. Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil è amareggiata perché la richiesta dei congedi ha incontrato la disponibilità delle aziende eppure per colpa di questa inspiegabile lentezza dell’Inps, le donne non possono usufruirne e per questo ha chiesto che la circolare sia emanata al più presto. Per Titti Carrano, presidente D.i.Re, “il ritardo nell’applicazione di questa legge è estremamente grave, perché l’esposizione alla violenza è legata anche a condizioni occupazionali ed economiche, peggiorate  con la crisi, e la mancanza  di un lavoro e di un reddito impedisce di recidere il legame con mariti, compagni o familiari violenti. ”

Pare sempre la stessa storia: per un motivo o per un altro i diritti delle donne sono a rischio di restar belle promesse, scritte solo  sulla carta.

@Nadiesdaa

Aggiornamento delle 17,30

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