Sono usciti ultimamente due libri diversissimi tra loro per contenuto, ma accomunati dal gusto retrò e nostalgico verso un piccolo mondo antico che non c’è più. Musica e hobbies di un’altra epoca. Due libri utili a riportare in auge passioni e amori sopiti nel tempo. Si tratta di Rock oltre Cortina. Beat, Prog, Psichedelia e altro nei paesi del Blocco Comunista – 1963-1978, di Alessandro Pomponi (Tsunami Edizioni) e Se questo è un gioco di Nicola Deleonardis (Youcanprint).

Il primo è un testo esaustivo che racconta le innumerevoli battaglie quotidiane con le autorità e con la censura, di ragazzi e ragazze che nei paesi aderenti al Patto di Varsavia (Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Repubblica Democratica di Germania, Polonia e Bulgaria), nei primi anni Sessanta, formarono gruppi rock, influenzati da quello che stava capitando in Europa e in America (i Beatles, in primis, non hanno mai avuto confini).

Come racconta l’autore nell’introduzione: “Enorme fu dunque la mia sorpresa quando, per la prima volta, mi capitò di ascoltare un gruppo cecoslovacco che sembrava un misto tra i Soft Machine e gli Henry Cow, guidati da un tastierista che suonava con l’estro di un Keith Emerson e con la padronanza formale di un Béla Bartòk (erano i Collegium Musicum, e in effetti il loro leader, Marian Varga, aveva studiato Bartòk). Da allora, era la fine degli anni ’80, la mia ricerca è stata incessante. Ho scoperto così un mondo vastissimo di musica, di suoni e di opere rock, di valore enorme e del tutto ignorato nel resto del mondo. Ignorato perfino ai giorni nostri, in cui si tende a rivalutare – talvolta anche esageratamente – ogni nota purché composta in quei frenetici e irripetibili anni che vanno dal 1966 al 1978. Nonostante ciò, anche oggi il rock dell’Est rimane sostanzialmente un figlio ripudiato“.

Il libro, corredato di foto delle band e delle copertine di dischi, trasporta il lettore in un universo musicale straordinario, fatto di marginalità e di incredibili scoperte. Si tratta di un lavoro capillare ed esaustivo utile per qualsiasi appassionato di rock. “Questo libro non è (volutamente) un’enciclopedia, intesa nel senso di un’opera che indichi e cataloghi in modo sistematico tutto ciò che esiste, dal grande al piccolo. L’idea è stata, al contrario, quella di privilegiare la qualità artistica, il merito e il reale interesse musicale, cercando di mettere da parte gli aspetti più feticistici e nozionisti. Non si parlerà dunque di musica classica, né di jazz, né di canzone popolare o tradizionale, fatte salve le immancabili eccezioni che si legano in qualche modo al nostro discorso principale, che è quello che ruota intorno al rock. A questo proposito, il concetto di “rock” è stato inteso nel modo più esaustivo possibile, includendo non solo il rock classico – dal beat, alla psichedelia, al progressive alla new wave – ma anche il jazz rock e il folk rock e, in alcuni casi, la canzone d’autore. Il lasso temporale preso in considerazione è quello che va dal 1964-65, anni in cui il rock di fatto nasce all’Est (ovvero un paio d’anni dopo i Beatles), fino al 1978, anno che segna in occidente l’avvento del punk e all’Est la fine della stagione migliore.”

Il secondo testo, Se questo è un gioco, è un’esaustiva catalogazione dedicata alle piccole-grandi compagini del Subbuteo. Trecentoventidue schede tecniche, più corretto chiamarle suggestioni, dove compaiono foto d’epoca, aneddoti di squadre minori (l’impronunciabile Hamarkameratene, le misteriose Durban City o Bryne Fotballklubb, i sempi-professionisti scozzesi del Forfar Athletic Football Club) e di compagini blasonate. Un inno alla fantasia e alla manualità di un gioco d’altri tempi che continua ad avere i suoi appassionati, dove la verosimiglianza distrugge la realtà, in cui i piccoli possono sconfiggere gli imbattili grandi. Come scrive Enrico Testa nella bella introduzione: “Non c’è storia. Fantasia batte tecnologia sempre e comunque almeno quattro a zero. E in trasferta, s’intende.”

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Libri, gli italiani non leggono: Censis e Treccani accusano internet

next
Articolo Successivo

‘I tre moschettieri’, a volte ritornano (ed è un bel ritorno)

next