Manca davvero poco. Un battito di ciglia all’annuncio della “scoperta del secolo“. Dopo i rumor dei giorni scorsi oggi la comunità scientifica in tutto il mondo è in attesa della conferma della scoperta delle onde gravitazionali, la cui esistenza è stata teorizzata un centinaio di anni fa da Albert Einstein e la cui scoperta riuscirà a far comprendere meglio l’origine dell’Universo. L’attesa è fino alle 16,30 (ora italiana) di oggi quando un gruppo di scienziati degli istituti di tecnologia della Califormia (Caltech) e del Massachusetts (Mit) terranno una conferenza stampa per annunciare, presumibilmente, di essere riusciti a osservare – grazie al Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory (LIGO) – le increspature nel tessuto dello spazio-tempo prodotte da due buchi neri in collisione.

Ligo è infatti la sigla di un esperimento internazionale che dal 2004 cerca di rilevare in modo diretto le onde, della cui esistenza si hanno già prove indirette. Le cosiddette onde gravitazionali sono ondulazioni prodotte nelle spazio-tempo da contaminazioni molto violente come l’esplosione di una supernova o la fusione di due buchi neri, che si propagano in tutto lo spazio. La teoria degli scienziati sostiene che queste onde abbondino e trasportino informazioni riguardo i fenomeni che diedero origine al Big Bang, da cui nacque l’universo. Se l’esistenza delle onde fosse confermata, sarebbe una delle più grandi scoperte scientifiche del nostro tempo.

La conferenza stampa si svolgerà in contemporanea a Cascina, in provincia di Pisa, e a Washington. Oggetto: la rilevazione delle onde gravitazionali, previste esattamente un secolo fa da Albert Einstein – la pubblicazione della versione finale della teoria della Relatività è del 1916 – e finalmente concretamente osservate. A Cascina si trova l’Osservatorio gravitazionale europeo (Ego), frutto di Virgo, una collaborazione tra molti istituti scientifici del vecchio continente, capofila della quale sono l’Istituto nazionale italiano di fisica nucleare e il Centro nazionale francese della ricerca scientifica (partecipano anche il Nikhef, l’Istituto nazionale olandese di fisica nucleare e delle alte energie, il Polgraw polacco e il Wigner Institute ungherese). L’altra gamba della scoperta, quella americana, è della Ligo, cooperazione tra diversi istituti d’oltreoceano, che ha lavorato insieme al Mit e a Caltech.

Lapresse ha chiesto di spiegare la scoperta a Carlo Rovelli, fisico italiano che insegna attualmente fisica teorica all’università di Aix-Marseille. “L’emozione e l’entusiasmo che ci sono in giro sono del tutto giustificati”, perché si apre “una nuova finestra” sul “cuore delle galassie”. “Penso che sia effettivamente un risultato straordinario. L’emozione e l’entusiasmo che ci sono in giro sono del tutto giustificati. È uno dei maggiori risultati, dei grandi passi della scienza. Non è che sia inaspettato, ce lo aspettavamo da venti o trent’anni, non arrivava mai e il momento in cui arriva è un momento un pò estatico. Si è riusciti a confermare una previsione che ormai ha un secolo, contenuta nella relatività generale di Einstein, cioè l’esistenza di queste onde che sono un po’ l’altra metà del cielo. Noi conoscevamo solo le onde elettromagnetiche come onde fondamentali; ora ci sono anche queste. È straordinario che avessimo capito l’esistenza di queste onde prima di vederle. Con queste onde ora possiamo osservare il cielo fin da subito. Ammesso che l’annuncio sia confermato oggi pomeriggio, abbiamo uno strumento nuovo per guardare il cielo. È come se avessimo una nuova finestra e quindi potremo vedere buchi neri che si incontrano, come sembra sia già stato visto, potremo vedere cosa succede nel cuore delle galassie. Avremo un nuovo straordinario strumento per osservare l’universo”.

Qui il il link per seguire la conferenza stampa
“Live from Ego-Virgo, Cascina Press Conference”

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Virus Zika, “individuato virus nel tessuto di due bambini morti per microcefalia”

prev
Articolo Successivo

Onde gravitazionali, la diretta streaming per l’annuncio della “scoperta del secolo”

next