Una nuova gestione che rischia di limitare, se non bloccare del tutto, il flusso dei turisti, e un dissesto idrogeologico che minaccia le sue fondamenta secolari. Il 2016 non comincia sotto i migliori auspici per il castello di Canossa, l’antico maniero sull’Appennino reggiano divenuto celebre in tutta Europa per l’umiliazione che qui subì l’imperatore Enrico IV, costretto a scendere a patti con papa Gregorio VII grazie all’intermediazione della contessa Matilde dopo essere stato scomunicato dal pontefice. Dal primo gennaio, con la chiusura delle province, è cessata la collaborazione con la cooperativa Archeosistemi, che da sei anni ha in mano la gestione della struttura, ma sull’organizzazione futura non ci sono ancora certezze. Per ora il contratto è stato prorogato fino alla fine di febbraio, ma da marzo 2016 le attività di biglietteria, didattica per le scuole, guida e accoglienza turisti potrebbero finire tutte sulle spalle dell’unico custode del castello, che però di certo non potrebbe garantire lo stesso servizio di prima. Le conseguenze potrebbero essere una riduzione drastica degli orari di apertura del polo museale, che ora è visitabile dal mercoledì fino alla domenica, e l’accesso soltanto previa prenotazione. “Il custode da solo non può far fronte a un servizio non stop, tra ferie e malattie – spiega a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Canossa Luca Bolondi, che in carica da soli sei mesi sta già affrontando la sfida di salvare storia ed economia del suo comune – Ci stiamo battendo affinché Canossa continui a essere un luogo di attrazione turistica, come è sempre stato”.

Una spada di Damocle ancora più pesante pende però sul capo dell’antica fortezza. Con la continua erosione che insiste sull’argilloso terreno appenninico, tra frane e smottamenti, i calanchi stanno avanzando e si avvicinano inesorabilmente al castello. “Negli ultimi anni – continua Bolondi – la situazione è peggiorata molto, l’erosione è arrivata fino al parcheggio. È necessario e urgente un intervento, perché la struttura intera potrebbe essere in pericolo o rimanere isolata”. A rischio crollo c’è la strada che porta al monumento, ma anche l’intero complesso con il tempo potrebbe subire cedimenti. “Il paradosso – commenta amaramente il primo cittadino – è che ora stiamo combattendo per mantenere un servizio di gestione del polo, ma tutto questo sarà inutile se non ci sarà un’opera di messa in sicurezza dell’area”. E dire che il luogo simbolo di uno dei momenti più importanti della storia europea attira ogni anno circa 20mila turisti anche da fuori Italia, manna dal cielo per il piccolo comune del reggiano che conta 3800 abitanti, e che però da solo non può certo farsi carico di un investimento così impegnativo come un’opera per arginare il dissesto idrogeologico. “Perdere il castello per noi sarebbe un danno enorme – aggiunge Bolondi – ma il nostro comune è piccolo, con un bilancio di 3 milioni di euro non possiamo permetterci interventi per la sua messa in sicurezza”.

Così, l’anno dopo le celebrazioni per il nono centenario della morte della contessa Matilde, il suo maniero più che un tesoro è diventato un macigno, e in ginocchio, come Enrico IV, presto potrebbe finire l’intero comune. “Abbiamo bisogno dell’aiuto delle istituzioni e del ministero – lancia l’appello il sindaco – affinché sia preservato un patrimonio prezioso non solo per il nostro territorio, ma per tutta la comunità internazionale”.

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