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“E’ un museo piccolo e con orario ridotto, ma vale lo sforzo di arrivarci prima di tutto perché racconta la vita sull’isola prima dell’arrivo del turismo, e poi perché è gestito da una cooperativa sociale che si dedica a questa attività con passione e si batte per tenere in vita un’istituzione che cadrebbe nell’oblio. Anche quel che resta delle terme è interessante”. Così scrive su Tripadvisor una turista nel settembre scorso. Giudizi ugualmente entusiasti esprimono i visitatori che l’hanno preceduta, dal 2013 alla fine del 2015. Il “museo piccolo e con orario ridotto” è l’Ecomuseo della Memoria sulla storia delle Terme di San Calogero e della pomice di Lipari, realizzato per ricordare, illustrare e valorizzare due delle tematiche che identificano le Eolie. Fotografie antiche, testimonianze storiche e ricostruzioni di ambienti di lavoro con attrezzi d’epoca che documentano la storia di queste isole.

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Sede di questo spazio espositivo gli ex stabilimenti termali di San Calogero, il grande complesso progettato ed edificato tra il 1865 e il 1870, ma entrato in funzione presumibilmente nel 1872. Chiuso nel 1975 dopo una mai del tutto espressa potenzialità delle risorse. La causa, gestioni non sempre adeguate e poi catastrofi naturali ed avvenimenti storici che ne hanno ostacolato la crescita. Quindi, quasi naturalmente la decisione da parte del Comune di abbandonare sostanzialmente quel patrimonio. A dire il vero non del tutto. Perché in questi più di trent’anni si è investito sulla struttura. Nel suo ampliamento e ristrutturazione, nella speranza di un rilancio. Quasi un miliardo di lire stanziati dalla Regione, nel 1983. Nel 1988 ancora altre risorse. Oltre 556 milioni. Nel complesso insufficienti al completamento dei lavori. A mancare, secondo le stime, circa ottocento milioni di lire. Così gli ex stabilimenti hanno continuato a rimanere chiusi. Fino al 2011 quando una cooperativa sociale si è occupata di rifunzionalizzare almeno una parte degli spazi. Organizzando diversi eventi di arte contemporanea. Un modo per non chiudere completamente una porta, già socchiusa. Ma il Comune di Lipari sembra avere altre idee. Anzi la medesima della maggior parte delle amministrazioni italiane. La stessa dello Stato. Vendere per fare cassa. Così ecco la delibera di giunta con i valori che costituiranno la base d’asta: 3 milioni per la struttura ed uno per il parcheggio.

Il sito nel quale fin dall’antichità, come documentano opere di canalizzazioni relative alle fasi più antiche della civiltà eolica, sono presenti acque termali, al triste epilogo. Nel 2004 l’allora sindaco, Mariano Bruno, prometteva di “offrire gratuitamente, e al massimo per ventinove anni, gli stabilimenti delle terme di San Calogero. Questa decisione serve anche a dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, che non vogliamo scempiare il nostro paesaggio. Vogliamo invece rivalorizzare il nostro patrimonio ambientale e naturalistico”.

Il tentativo fallito. Peggio, fallita l’idea di non alienare un importante frammento di Paesaggio. Così ora non rimane che aspettare per vedere a chi andranno gli ex stabilimenti. Soprattutto, cosa se ne farà. Nell’incertezza un dato incontrovertibile, aldilà delle apparenze. A guadagnare nell’operazione non sarà il Comune.

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