È difficile commentare l’esordio stagionale di un programma di Maria De Filippi. Nostra Signora della Tv è metodica, abitudinaria, raramente stravolge i suoi format. E infatti C’è posta per te, tornato sabato sera in onda su Canale5, resta il programma che è sempre stato. E in fondo, perché Bloody Mary avrebbe dovuto stravolgere tutto? Non è nel suo stile, non fa così. Lei costruisce un format e, se funziona, continua a portarlo avanti per anni e anni.

C’è posta per te funziona assai, e ormai è cosa nota, e Maria De Filippi dimostra ancora una volta che per piazzare un successo televisivo bastano pochissimi ingredienti: le storie giuste (con un sapiente mix di vicende strappalacrime e liti clamorose), la sua innegabile capacità di raccontare le storie (Maria è storyteller di razza) e un paio di ospiti “paraculi” che sappiano conquistare il pubblico televisivo medio.

In una tv sempre più agghindata di superfluo, C’è posta per te è il programma di Maria De Filippi che più degli altri dimostra che “less is more” persino in televisione, e che i grandi ascolti si possono fare anche senza grandi show come X Factor o lo stesso Amici. Sulla qualità televisiva del programma potremmo discutere per giorni interi senza mai trovare un punto di incontro. La De Filippi divide da sempre: piace o non piace, senza vie di mezzo. C’è chi la reputa una fuoriclasse assoluta del piccolo schermo e chi le imputa (forse esagerando) molti mali della tv italiana. Come quasi sempre accade, anche in questo caso servirebbe equilibrio nel giudizio e, soprattutto, è necessario distinguere tra i vari prodotti televisivi di Maria la Sanguinaria.

Nessuno meglio di lei conosce il pubblico della tv, e di questo le va dato atto, e di conseguenza nessuno meglio di lei riesce a entrare in sintonia con esso. Amici è un bel programma, costruito con un perfezionismo encomiabile e grazie a una macchina da guerra che sui canali generalisti non ha pari. C’è posta per te è un format semplicissimo che, come dicevamo, punta tutto sulle capacità della conduttrice. Uomini e Donne, invece, è il guilty pleasure della De Filippi. Maria sa perfettamente che trattasi di robetta di scarsa qualità, ma sa anche che c’è una larga fetta di pubblico che vuole quello. E lei glielo dà. Va perdonata per questo? No, perché Uomini e Donne è effettivamente una delle cose più brutte della tv italiana.

Il bello della De Filippi, però, è che poi ti piazza un serale di Amici realizzato come Dio comanda e allora capisci che magari perdonarla no, per carità, ma saper distinguere tra le varie cose che fa in tv e riconoscerne i meriti, quello sì. Torniamo a C’è posta per te: la prima puntata di ieri sera ha vinto la sfida dell’Auditel con 5.749.000 spettatori e uno share del 26,93%. E, a completare il trionfo, l’hashtag #cepostaperte ha raggiunto il primo posto dei trending topics mondiali di Twitter. Ecco, altro trionfo di Maria: sui social non c’è, ma è la regina incontrastata anche lì.

Trionfo annunciato, perché Maria non perde una sfida del sabato sera ormai da anni, ma è merito anche degli ospiti paraculi della prima puntata: prima Marco Mengoni, poi addirittura tre dei protagonisti de Il Segreto, la telenovelaccia di Canale5 tanto amata dalle casalinghe. Per il resto, era il solito C’è posta, con la solita Maria, il solito pubblico in studio che rumoreggia e invita il cuore di pietra di turno a perdonare, i soliti personaggi (la ragazza buona e sensibile alle prese con la matrigna cattiva e con un padre senza personalità, ad esempio, è un grande classico). Basta e avanza, per gli adepti di Defilippology, l’unica religione riconosciuta nella tv italiana. Peccato, però, che Maria abbia deciso di dare spazio anche quest’anno ai disturbanti bambini che la aiutano a raccontare la storia: recitano (malissimo) e tolgono pathos alle vicende. Mentre stai lì pronto a piangere come Sandra Milo ai tempi di “Chi? Ciro?”, arriva uno di quei nanetti a ripetere a pappagallo la frasetta scritta da autori senza molta fantasia. Maria è metodica e abitudinaria, dicevamo all’inizio. E allora speriamo che torni alle origini, che elimini dal programma i bimbi-automi e torni ad affidarsi solo alle sua capacità di storyteller, per recuperare autenticità e pathos.

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